Discussione:
Il punto di vista italiano al colloquio di Feltre (19 luglio 1943)
(troppo vecchio per rispondere)
peter schlemihl
2016-05-12 08:45:46 UTC
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Qui sotto riporto alcuni documenti che mostrano come si presentava la situazione agli occhi del nostro governo (e di Mussolini) nel luglio del 1943.


In poche parole, continuare a combattere sarebbe servito solo allo scopo di difendere il territorio tedesco. E Mussolini non ha avuto le palle per fare quel che sapeva benissimo di dover fare: uscire dalla guerra.


I DOCUMENTI DIPLOMATICI ITALIANI
NONA SERIE: 1939-1943
VOLUME X (7 febbraio - 8 settembre 1943)

http://www.farnesina.ipzs.it/series/NONA%20SERIE/volumi/VOLUME%20X/full#DOCUMENTI

Il testo è consultabile on line o si può scaricare in pdf. Qui sotto c'è una mia sintesi.


===============SINTESI


511. 14 luglio l943. Da Berlino il nostro ambasciatore fa sapere che la Germania non potrà dare aiuto, perché "totalmente impegnata" con la Russia. I paesi alleati e occupati non sono, in questa situazione, altro che "bastioni" per proteggere il territorio tedesco.



"[la Germania] considera i territori dei paesi alleati ed occupati, ad essa periferici, come dei bastioni della fortezza tedesca. L'Italia viene appunto a costituire uno di questi bastioni. La potenza anglo-americana, scatenata su di essa, trova così uno sfogo e un'usura che altrimenti potrebbero minacciare regioni più direttamente collegate col territorio tedesco."





516. 16 luglio 1943. Al ministero degli esteri sottopongono il documento di Alfieri a Mussolini aggiungendo che si tratta di "segnalazioni non nuove per noi": c'è piena consapevolezza che il territorio italiano è considerato a Berlino, oramai, come una cintura difensiva, sulla quale far logorare il primo urto nemico. Viene sottoposta a Mussolini una bozza di telegramma da inviare a Hitler, nel quale viene preparata una via d'uscita. Dopo una ricapitolazione del nostro punto di vista, si chiede a Hitler di accogliere "integralmente" le nostre richieste, "che costituiscono il minimo indispensabile del fabbisogno attuale". Sebbene non venga detto, sembra implicito che il mancato accoglimento renderebbe impossibile continuare.


518. 16 luglio 1943. Un'altra comunicazione da Berlino informa che a Kursk le cose si stanno mettendo male, con "intensa usura di materiali e perdita di uomini". Sempre più difficile aspettarsi aiuti consistenti.



528. 18 luglio 1943. Mussolini prepara una nota per Hitler e non potrebbe essere più chiaro: "Il sacrificio del mio Paese non può avere per scopo principale quello di ritardare l'attacco diretto alla Germania. [...] Credo, Führer, che sia giunta l'ora di esaminare attentamente in comune la situazione, per trarne le conseguenze più conformi agli interessi comuni e di ciascun Paese." Non risulta che la nota sia stata inviata.


530. Siamo arrivati al 19 luglio 1943. In treno verso Feltre si svolge questo dialogo, da cui traspare tutta l'insofferenza di Ambrosio per la situazione:

Ambrosio: ... chiede notizie situazione al fronte russo.



Keitel: Sono in corso operazioni su una fronte di oltre 800 chilometri. I russi hanno impegnato forze notevoli, notevole è pure l'impegno germanico. Le divisioni corazzate russe sono numerose e buone, ma quelle tedesche sono qualitativamente molto migliori. Ha fiducia che lo sforzo russo sarà contenuto.

Ambrosio: In sostanza siete ridotti alla difensiva. Quali sono le probabilità di vittoria? i vostri programmi avvenire?


Keitel: Al fronte russo otterremo di logorare ed indebolire il nemico; intanto prepareremo nuove forze che ci permetteranno di agire attivamente nel prossimo inverno sul fronte sud, in Balcania ed in Italia.


Ambrosio: Questo non è un programma attivo, ma la rinuncia alla iniziativa delle operazioni. In sostanza l'Asse è assediato, chiuso in un cerchio; occorre uscirne. Quali prospettive avete per farlo?

Keitel: Elude la domanda.



533. 19 luglio 1943. In treno [verso Treviso], continuano i colloqui. Ambrosio, "si riserva", esprime varie riserve e mostra di non volersi impegnare. Keitel, come già aveva fatto Hitler prima, fa capire che i tedeschi sono restii a mandare rinforzi in Sicilia e la lotta la vogliono continuarla sulla penisola.


Ambrosio: Mi riservo di esaminare la cosa con una certa attenzione, perché noi non abbiamo un simile lusso di divisioni. Comunque credo che stiamo esaminando prospettive troppo lontane mentre la nostra situazione vuole provvedimenti assolutamente urgenti.




Keitel: Non ci sono che due alternative: o combattere con tutti i mezzi per tenere le nostre posizioni in Sicilia con la prospettiva di passare poi all'offensiva oppure, se non intendiamo fare questo, tanto vale di non mandare altri rinforzi. Questo punto deve essere chiarito appena possibile. Vi parlo con tutta sincerità perché lo ritengo doveroso nella mia qualità di soldato. Sono decisioni gravi, ma non si possono adottare mezze misure. Noi siamo pronti a condurre la lotta fino in fondo.


Ambrosio: Mi riservo di esaminare la questione relativa alla nostra disponibilità di forze. Per quanto concerne i provvedimenti di carattere generale e civile ogni decisione spetta al Duce.
Arduino
2016-05-12 18:21:36 UTC
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Post by peter schlemihl
Keitel: Non ci sono che due alternative: o combattere con tutti i mezzi
per tenere le nostre posizioni in Sicilia con la prospettiva di passare
Post by peter schlemihl
poi all'offensiva oppure, se non intendiamo fare questo, tanto vale di
non mandare altri rinforzi. Questo punto deve essere chiarito appena
Post by peter schlemihl
possibile. Vi parlo con tutta sincerità perché lo ritengo doveroso nella
mia qualità di soldato. Sono decisioni gravi, ma non si possono adottare
Post by peter schlemihl
mezze misure. Noi siamo pronti a condurre la lotta fino in fondo.
Ambrosio: Mi riservo di esaminare la questione relativa alla nostra
disponibilità di forze. Per quanto concerne i provvedimenti di carattere
generale e civile ogni decisione spetta al Duce.

Posso risponderti solo brevemente: secondo me l'Italia fece precipitare
troppo presto la situazione, il giusto sarebbe stato destituire il duce al
momento della caduta della Sicilia, annunciando nel contempo la richiesta
di sospensione delle ostilità.
--
Arduino d'Ivrea
Orson69
2016-05-16 07:32:03 UTC
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Del link riportato trovo molto interessante il colloquio avuto proprio il 25 Luglio da Mussolini con l'ambasciatore del Giappone.


Mi sembra di capire che Mussolini arriva al 25 Luglio con la piena consapevolezza della crisi e del fatto che occorre uscire dalla guerra. Probabilmente anche così si spiega la sua scarsa combattività durante il Gran Consiglio.

Probabilmente sapeva di essere sconfitto, e che chiaramente una inevitabile soluzione politica passa tramite il suo defenestramento, che magari lui sperava solo politico.

D'altro canto anche diversi esponenti del Gran Consiglio non si aspettavano da parte del re una reazione così forte dopo il loto voto.





"Il Duce pregava l'Ambasciatore del Giappone di comunicare al Presidente Tojo che era suo vivo desiderio che egli appoggiasse con tutte le sue forze tale suo passo verso il Fiihrer, allo scopo di giungere alla cessazione delle ostilità contro la Russia. Nella attuale situazione, non era infatti più il caso di pensare ostinatamente al possesso dell'Ucraina, che non poteva rappresentare per il Reich un modo di soluzione integrale dei suoi problemi economici ed alimentari.

Tale preghiera il Duce rivolgeva al Presidente Tojo, perché solo in questo modo egli riteneva che la situazione potesse modificarsi a favore del Tripartito.

Altrimenti le condizioni in cui l'Italia conduceva la sua guerra erano tali che l'Italia si sarebbe, e a breve scadenza, trovata nella assoluta impossibilità di continuare le ostilità, e sarebbe stata costretta a dover esaminare una soluzione di carattere politico."

Interessante anche la nota del rappresentante a Lisbona, Salazar riassume con rara lucidità la situazione:



"È convinto che la mancata partecipazione tedesca alla difesa dell'Italia contro il congiunto attacco anglo-americano, nella misura richiesta e necessaria, abbia provocato la crisi finale, che si andava del resto, a suo avviso, maturando sin dal momento della nostra entrata in guerra, imposta da Mussolini contro la volontà del Paese per errore di calcolo e di valutazione indubbiamente gravissimo.



Ritiene imminente per nostra iniziativa apertura negoziati intesi ad accertare quali concrete possibilità effettivamente consenta la «pace onorevole» di cui al messaggio Churchill-Roosevelt al popolo italiano. Ma si rende chiaro conto della difficoltà, sia di procedere da parte nostra -se gli Alleati dovessero insistervi -alla rapida e radicale liquidazione di un regime più che ventennale, sia di concretare una formula suscettibile di chiarire onorevolmente i nostri rapporti con la Germania, sfuggendo il rischio di diventare campo di battaglia fra i due.



Quantunque l'odio di Churchill per Mussolini sia -per quanto gli risulta maggiore di quello da lui nutrito per Hitler che è pur grandissimo, non crede che eguali sentimenti egli nutra per il popolo italiano, per il quale ha avuto spesso parole non ostili. Ma se è convinto della capacità dei dirigenti inglesi e americani di condurre la guerra, non appare, tutto sommato, altrettanto convinto della loro capacità di costruire la pace e la pace giusta.



Salazar è certo che gravi e vaste crisi si preparino in ogni caso per tutti. La Gran Bretagna, disarmata all'inizio della guerra, ha dovuto di necessità appoggiarsi a due Potenze extraeuropee: gli Stati Uniti e la Russia. Sicché, premuta fra codeste due enormi forze estranee, l'Europa dovrà certamente superare molti e gravi ostacoli, per riasserire, come egli si augura e spera, la sua superiore morale, civiltà, ragioni stesse di esistenza.




Sopra tutto grave, a suo giudizio, il perdcolo sovietico. Straordinariamente rafforzata dal prestigio che le proverrà anche dalla sola sua resistenza contro il formidabile apparecchio militare germanico, la Russia, o avrà in se stessa il potere di autolimitarsi -ciò che è improbabile -o non potrà essere arrestata -eventualmente caduti l'argine e il baluardo tedeschi -da nessuno e da niente. Né egli sa sino a che punto gli Alleati si rendano conto di questo sovrastante pericolo. Stalin, che ha mantenuto e mantiene l'intera libertà dei suoi movimenti nei confronti di tutti, rischierebbe di diventare il portavoce e l'interprete più autorevole dell'intera Europa continentale sommersa."
peter schlemihl
2016-05-17 15:18:18 UTC
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Post by Orson69
Mi sembra di capire che Mussolini arriva al 25 Luglio con la piena
consapevolezza della crisi e del fatto che occorre uscire dalla guerra.
Questa consapevolezza, infatti, emerge in maniera chiarissima dai
documenti ufficiali della nostra diplomazia già prima dell'incontro di
Feltre. Feltre è stata un'occasione perduta, sostanzialmente perché
Mussolini aveva ben chiaro (a differenza forse di qualche altro gerarca)
che la fine ingloriosa della guerra sarebbe stata anche la fine del
fascismo.
Post by Orson69
"Il Duce pregava l'Ambasciatore del Giappone di comunicare al
Presidente Tojo che era suo vivo desiderio che egli appoggiasse con
tutte le sue forze tale suo passo verso il Fiihrer, allo scopo di
giungere alla cessazione delle ostilità contro la Russia.
Gli italiani da tempo premevano in questa direzione, senza successo, e
lo sapevano già anche i giapponesi (doc. 546, 23 Luglio 1943). Era una
speranza del tutto irrealistica e mostra fino a che punto si fosse perso
il senso della realtà.
Post by Orson69
Altrimenti le condizioni in cui l'Italia conduceva la sua guerra erano
tali che l'Italia si sarebbe, e a breve scadenza, trovata nella
assoluta impossibilità di continuare le ostilità, e sarebbe stata
costretta a dover esaminare una soluzione di carattere politico."
Non sono uno storico e non conosco a fondo questo periodo, però ho
l'impressione che qui Mussolini stia ventilando una pace separata solo
allo scopo di premere sui tedeschi (via Tokyo) per ottenere un maggiore
sostegno. Come già detto e come riferito da più testimoni, sapeva che la
cessazione della guerra in quelle condizioni avrebbe comportato la sua
fine politica. E forse non solo politica.
Maurizio Pistone
2016-05-17 17:26:01 UTC
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Raw Message
Post by peter schlemihl
Come già detto e come riferito da più testimoni, sapeva che la
cessazione della guerra in quelle condizioni avrebbe comportato la sua
fine politica. E forse non solo politica.
ci vogliono le palle per saper gestire una sconfitta.

Forse ancora di più della sciagurata decisione di entrare in guerra, è
l'incapacità di uscirne una volta che il disastro era evidente a tutti,
la pietra tombale sulla considerazione di Mussolini come stratega e
statista
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
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