Discussione:
segnalazione - nuova pubblicazione online di storia militare antica
(troppo vecchio per rispondere)
Mitra
2007-01-18 20:05:38 UTC
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Si tratta di Vexillum ed è scaricabile qui: http://www.sosma.it/

Mitra
Mitra
2007-02-13 22:00:31 UTC
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Siamo alla ricerca di articolisti per il secondo numero (si parla della
seconda metà dell'anno). Se qualcuno è interessato, può contattare la
redazione alla mail riportata nel sito.

ciao
Mitra
ClaudioNerone
2007-03-05 09:45:49 UTC
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Post by Mitra
Si tratta di Vexillum ed è scaricabile qui: http://www.sosma.it/
Mitra
Salve Mitra.
Innanzi tutto complimenti per gli ottimi articoli inseriti nella rivista.
In altra sede avevo già fatto i complimenti agli altri autori della
rivista, ma a te ancora non li avevo fatti.

Passo subito alle osservazioni su alcuni passi del tuo articolo "Tattiche
di battaglia romana nella seconda guerra punica: tradizione, evoluzione ed
innovazione".
Post by Mitra
"Un secondo fattore che rafforza l'idea di un'organizzazione per coorti >
degli italici e dei latini, è la distribuzione degli ufficiali nelle
Post by Mitra
ali;
mediamente una legione era accompagnata da 7.000 o più alleati, con una >
media di 500 uomini per unità si arriva a circa 15 o più coorti per ala. >
Nonostante ciò ad ogni ala erano assegnati solo 3 prefetti contro i 6
Post by Mitra
tribuni di una legione". (pag. 59 )
Secondo V. Ilari, nel suo lavoro "Gli Italici nelle strutture militari
romane" i dati relativi alla forza delle alae socium consigliano di
ritenere che il numero delle coorti presenti all'interno di esse fosse
normalmente di 10 (Livio 10, 43, 3 ), anche se si conoscono casi di alae
con un numero di coorti maggiore (Livio 30, 41 ).

La coorte di fanteria alleata era normalmente strutturata su circa 600
effettivi, successivamente discesi a circa 400 quando, a partire
probabilmente dalla prima metà del II sec. a.C., il contingente di
fanteria alleato in un esercito consolare (da 2 legioni ) scese, nella
maggior parte dei casi, da circa 15.000 a 10.000 uomini, in entrambi i
casi suddivisi in 20 coorti alari e 4 o 5 straordinarie.

Sul numero delle coorti straordinarie in effetti permangono diversi dubbi,
dato che un passo di Livio confermerebbe l'opinione tradizionale che un
esercito di due legioni contasse quattro coorti straordinarie (Liv. 40,
27, 3 "quatuor extraordinariis cohortibus duas adiunxit"). Per il Nissen
invece le coorti straordinarie potevano essere cinque, ciascuna con lo
stesso numero di uomini delle coorti alari.
Secondo Livio, il contingente alleato per due legioni non superò mai i
15.800 uomini (40, 36, 4 "Quantus sempre numerus").

E' molto probabile che almeno nel primo periodo repubblicano
l'organizzazione delle ali alleate non fosse identica a quella delle
legioni. Ciascuna città o confederazione alleata con Roma manteneva i
propri ordinamenti costituzionali e in particolare la propria
organizzazione militare.
Certo l'organizzazione militare romana non doveva sembrare completamente
aliena agli occhi degli alleati, visto che anche le colonie latine ed
altre città basavano le proprie su una struttura timocratica, mentre
alcuni elementi come la distinzione tra iuniores e seniores e tra pedites
ed equites nonché l'istituto della censura, dovevano essere comuni anche
ad altre popolazioni italiche di cultura osco-umbra.

In ogni caso, da un certo momento della storia repubblicana sembra certa
una omogeneizzazione delle strutture militari romane ed alleate.
Quando Livio (37, 39, 7 ) nel resoconto della battaglia di Magnesia
chiama, si suppone intenzionalmente, col nome di legioni i contingenti dei
socii, ciò significa che probabilmente ali e legioni avevano assunto
un'identica struttura tattica, formandosi su tre ordini di manipoli.
E credo anche ci siano pochi dubbi sul fatto che le coorti alleate furono
il modello delle coorti legionarie.

Sul numero di praefecti socium per ciascuna ala, condivido l'opinione di
chi pensa fossero 6 e non 3.
Quando Polibio (6, 26, 5 ) riporta che il numero dei prefetti dei soci era
di 12, molto probabilmente egli non si riferisce a due armate consolari (4
legioni), ma ad una soltanto (2 legioni). Infatti la nomina dei prefetti
avveniva solo dopo che gli alleati avevano raggiunto il punto di raccolta
dell'esercito consolare al quale erano stati destinati, luogo che veniva
fissato separatamente con un proprio editto da ciascun console. Poche
righe dopo (6, 26, 3 ) parlando delle funzioni dei prefetti, Polibio
riferisce che essi dovevano organizzare il contingente alleato, formando
le coorti e ali di cavalleria extraordinarii (6, 26, 6 ) e ripartendo le
coorti alari in due alae sociorum denominate come destra e sinistra (6,
26, 8 ). Si sta evidentemente riferendo ad una sola armata consolare.
Dunque mentre i tribuni militari, almeno quelli delle armate consolari,
venivano eletti dai comitia tributa, i prefetti dei soci venivano scelti
successivamente, direttamente da ciascun console.
Pertanto il numero di 12 prefetti deve intendersi come riferito ad una
sola armata consolare, facendo così salire a 24, esattamente come per i
tribuni militari, il totale per due eserciti consolari.

In Livio (35, 5, 14 ) si fa riferimento alle perdite subite da un esercito
consolare nel 198 a.C., specificando che caddero 5.000 soldati alleati e
romani (1/4 della forza), 23 centurioni (1/5 ), 3 tribuni militari (1/4 )
e 4 prefetti dei soci.
Se questi ultimi fossero stati soltanto 6, le perdite avrebbero raggiunto
l'anomala proporzione di 2/3, mentre se fossero stati 12 la perdita di 4
prefetti rappresenterebbe una percentuale di 1/3 della forza, maggiormente
in linea con le perdite globali.
Livio, citando questi dati numerici, dà proprio l'impressione di voler
comunicare che le perdite furono equamente distribuite tra romani e socii
(e relativi comandanti).



Altro passo dell'articolo (pag. 59 )
Post by Mitra
"Assumendo questa formazione anche il controverso brano di Polibio sulle >
coorti ad Ilipa, assume un altro significato. La famosa citazione è
Post by Mitra
normalmente interpretata come "una combinazione di fanti (tre manipoli
più i veliti) che i romani chiamano "coorte", ma la frase può anche
essere letta in questo modo "una formazione di fanti (il
singolo "speira") che i romani chiamano "coorte". Se pensiamo che i
socii fossero schierati per coorti la seconda interpretazione assume un >
nuovo valore perché agli estremi, dove ha inizio la manovra descritta da >
Polibio, si trovavano proprio le ali degli italici. A ciò va aggiunto
Post by Mitra
che nello stesso brano Polibio usa due volte semeia (equivalente al
signum latino) per indicare i manipoli e non speira, e che Livio
riferendo lo stesso episodio, di cui Polibio è una fonte privilegiata,
interpreta speira come coorte. Quindi anche nella seconda citazione del >
termine koortis da parte di Polibio, l'autore greco potrebbe riferirsi
Post by Mitra
ad unità di socii piuttosto che a coorti romane".
Per quanto riguarda i termini "semeias" e "speiras" non credo si possa
giungere a dire che, quando usati insieme all'interno di uno stesso
contesto narrativo, col primo ci si riferisce senz'altro a manipoli
legionari e col secondo a reparti di socii italici.
Infatti in Polibio (3, 113, 3 ) si nota come i due termini vengano
utilizzati, all'interno di una stessa frase, per identificare la medesima
cosa, cioè formazioni romane schierate per manipoli.

Di seguito la versione in greco con la traduzione in inglese del passo
(battaglia di Canne):
"tous men oun tôn Rhômaiôn hippeis par' auton ton potamon epi tou dexiou
keratos katestêse, tous de pezous sunecheis toutois epi tês autês eutheias
exeteine, puknoteras ê prosthen tas sêmeias kathistanôn, kai poiôn
pollaplasion to bathos en tais speirais tou metôpou"

"The Roman horse he stationed on the right wing along the river, and their
foot next them in the same line, placing the maniples, however, closer
together than usual, and making the depth of each maniple several times
greater than its front".

Allo stesso modo Polibio (6, 24, 8 ), descrivendo gli ordinamenti militari
romani, utilizza i due termini all'interno dello stesso periodo per
indicare dei manipoli romani:

"parontôn men oun amphoterôn ho men prôtos hairetheis hêgeitai tou dexiou
merous tês speiras, ho de deuteros tôn euônumôn andrôn tês sêmaias echei
tên hêgemonian: mê parontôn d' ho kataleipomenos hêgeitai pantôn"

"Quando sono presenti entrambi, quello scelto per primo comanda la parte
destra del manipolo, mentre quello scelto per secondo ha la guida degli
uomini della parte sinistra del manipolo".

Inoltre, come si ricordava anche nell'articolo, sempre Polibio (6, 30, 4 )
utilizza il termine "semaias" per indicare dei reparti di fanteria alleata:

"apotelestheisôn de tôn hapasôn pente diodôn, authis eis toumpalin
apestrammenas homoiôs tois hippeusi titheasi tas tôn summachikôn pezôn
sêmaias, auxontes to bathos pros logon, blepousas de pros ton charaka kai
pros tas ek tôn plagiôn epiphaneias hekateras".

"Dopo che sono state completate tutte e cinque le vie, pongono i manipoli
dei fanti alleati, di nuovo, in modo simile agli squadroni dei cavalieri
ma rivolti in senso opposto, aumentando proporzionalmente la profondità; i
manipoli guardano verso ciascuna delle due facce laterali dello steccato".


Per quanto riguarda la narrazione liviana della battaglia di Ilipa, lo
storico patavino utilizza il termine "coorte" non soltanto nella
descrizione dei reparti di fanteria uniti agli squadroni di cavalleria
(seguendo Polibio 11, 23, 1 ) ma anche quando descrive l'attacco della
fanteria romana sulla fronte delle ali nemiche (seguendo Polibio 11, 23, 6
).
Ma supporre con ciò che l'attacco alle ali della fanteria cartaginese sia
stato condotto dalle sole truppe dei socii italici, o comunque
principalmente da esse, con le legioni romane quasi a fare da spettatrici,
mi sembra poco plausibile.
Del resto proprio alle sue truppe più addestrate ed esperte, senz'altro
quelle romane, Scipione avrà affidato il peso maggiore in quella complessa
manovra di attacco sulle ali che operò ad Ilipa.
Anche perché proprio Polibio (11, 23, 3 ) riporta che l'attacco alle ali
cartaginesi venne condotto da truppe romane:

"epei de toutous men ou polu sunebaine tôn polemiôn apechein, tous d'
Ibêras en têi kata prosôpon pleurai topon hikanon eti diestanai tôi badên
poieisthai tên epagôgên, proseballon tois kerasin amphoterois hama tois
tôn hupenantiôn orthiais tais Rhômaïkais dunamesi kata tên ex archês
prothesin".

"Quando questi non furono molto distanti dai nemici, gli Iberi lungo il
lato frontale ancora distavano uno spazio adeguato tra di loro, poiché
erano avanzati al passo, e con le truppe romane in colonna attaccarono
entrambe le ali nemiche contemporaneamente".

Pertanto in questo caso, sia Polibio col termine speirais che Livio col
termine cohortes, credo stiano indicando formazioni propriamente romane e
non alleate.
E questo, in Polibio, nel contesto di una narrazione in cui è stato anche
utilizzato il termine semaias per indicare certamente dei manipoli romani.

Il succo del discorso è che in questo caso lo storico greco usa due
diversi termini non per indicare cose differenti, ma solo per non
appesantire la narrazione con la stucchevole ripetizione di uno stesso
termine più volte all'interno di una frase o di un periodo.

Polibio poi, quando per la prima volta fa riferimento alla coorte
(koortis), dà tutta l'impressione di voler fornire al lettore una nuova
informazione, un nuovo concetto che non aveva potuto fornire prima perché
parlare di coorte, in ambito militare romano, in un periodo precedente
alla guerra scipionica in Spagna sarebbe stato filologicamente scorretto.
Ci dice invece che al suo tempo (quello di Polibio) la coorte, seppur in
modo non formalizzato e forse solo in alcuni contesti geografici, era già
entrata in uso all'interno dell'esercito romano, e che forse proprio sotto
Scipione cominciarono i primi esperimenti in tal senso.

Non comprendo infatti perché Polibio si sia ricordato solo nelle fasi
finali della II guerra punica di fornire al lettore una informazione come
quella del nome dei reparti dei socii italici, quando questi dovevano
essere in uso già da diversi secoli. Le occasioni per parlare di koortis
alleate certo non avrebbero dovuto mancargli, dalla I guerra punica in poi.
A mio avviso sta invece proprio parlando di una cosa nuova, la coorte
romana.

Prendendo l'opera di Livio, notiamo come nella narrazione degli eventi in
terra spagnola tra il 210 ed il 195 a.C., lo storico cita la parola
"coorte" almeno 17 volte, mentre non c'è alcun riferimento a "manipulos".
C'è solo un riferimento a "Principes e Hastati" (34, 15, 6 ) e forse uno a
"triariorum" (28, 3, 14 ), anche se il passaggio è discusso (ad es. Madvig
legge "caetratorum").
Sia dal contesto di molti di questi passaggi che dalla esplicita menzione
di cohortes Romanae in almeno due occasioni, possiamo escludere che con
questo nome Livio si riferisca solo a reparti di socii italici.
Estremizzando, si potrebbe arrivare a pensare che questa è una prova in
più sul fatto che proprio in terra iberica ci sia stato effettivamente il
passaggio dai manipoli alle coorti.
Personalmente non concordo comunque con l'idea che sin dall'inizio del II
sec. a.C. i manipoli sparissero per far posto alle coorti, anche perché
sappiamo che lo storico patavino utilizza spesso dei termini, e non solo
"coorte", in modo piuttosto allegro.

Ad esempio Livio (30, 32 ) nella descrizione dello schieramento romano a
Zama riferisce che:

"Non confertas autem cohortes ante sua quamque signa instruebat sed
manipulos aliquantum inter se distantes ut esset spatium".

"Non dispose però le coorti in linee compatte, ciascuna innanzi alle
proprie insegne, ma coi manipoli alquanto distanti l'uno dall'altro".

Praticamente Livio attribuisce alle stesse truppe, all'interno della
medesima frase, l'appellativo di coorti e poi di manipoli.
E sta senz'altro parlando di truppe propriamente romane.



Vale
--
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Mitra
2007-03-05 21:51:25 UTC
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Post by ClaudioNerone
Innanzi tutto complimenti per gli ottimi articoli inseriti nella rivista.
In altra sede avevo già fatto i complimenti agli altri autori della
rivista, ma a te ancora non li avevo fatti.
Grazie Nero :).
Carlo stà aspettando un tuo articolo; mi si incazza se viene a sapere che
scrivi qui invece di "produrre" per la rivista! :)

Rispondo molto brevemente ed incompletamente perchè il nuovo articolo ed
"armed assault" mi portano via un sacco di tempo, e dopo sei mesi a scrivere
questo sull'argomento ho anche un pò di "nausea" :); e quindi dopo questo
lascerei ogni discussione ulteriore ad altri mentre io leggo in pianciolle
con le patatine in mano.


Sui numeri degli alleati, sicuramente il numero era altamente variabile: ma
ho seri dubbi che si possa attribuire un numero fisso di uomini ad ogni
coorte; essendo un reparto estratto da una determinata comunità civica o
rurale, il potenziale umano da arruolare era dettato da due condizioni:
impatto sulla forza umana della comunità e necessità di soldati di Roma.
Doveva essere chiaro ai magistrati romani le possibilità di prelievo su
comunità piccole rispetto a centri più grandi e tranne in casi di grave
difficoltà, non c'era necessità di imporre carichi eccessivi sugli alleati
avendo un'ampia possibilità distributiva del peso bellico. D'altronde i rari
dati sulla forza numerica delle coorti vengono proprio dai brani di Livio
sulla guerra punica e variano da 400 a 600, ma possiamo pensare che
potessero anche essere più piccole al decrescere del numero di alleati
necessari nel totale dell'arruolamente dell'anno.

Sull'organizzazione chiaramente è tutto basato sulle ipotesi, ma gli spunti
che ho trovato mi fanno propendere per un'organizzazione coortale delle ali,
indipendentemente dalle sottounità che potevano formare le coorti: evito di
ripetere tutto quello già detto nell'articolo, ma mi pare un ottimo punto di
partenza il fatto che la coorte avesse una struttura di comando propria
(proprio comandante, un vexillum proprio), la qualcosa la fà somigliare più
ad una coorte ausiliaria successiva che ad una coorte legionaria. Vero che
Livio a Magnesia sembra parlare di legiones per i socii, ma parla anche di
legiones gallicae in altro brano molto precedente, mi sembra qui più una
generalizzazione di Livio che una precisazione di schieramento.
Per quanto riguarda il numero di prefetti, ho riportato l'idea di Daly
proprio perchè mi sono reso conto che il brano ci rende schiavi
dell'interpretazione di Polibio (la cui descrizione della procedura di
arruolamento potrebbe essere essa stessa di seconda mano); però non trovo
affatto strano che le perdite tra i prefetti nella battaglia riportata siano
così alte, l'uso degli alleati in prima fila come a far risparmiare sangue
ai cittadini romani è abbastanza comune dopo la guerra punica, a Modena
l'ala sinistra e gli extraordinari combattono per primi e dopo anche l'ala
destra entra in combattimento mentre solo la seconda legione sembra aver
combattuto perdendo due tribuni su 6; indubbiamente il peso delle perdite
sembra ben distribuito in rapporto al peso sostenuto (e data la ferocia
della battaglia).

Concordo che l'uso di semaia e speira in Polibio non sono una prova, ne io
avevo inteso trasformarli in tali, ma solo una dimostrazione della
non-univocità dell'interpretazione del brano sulla koortis; d'altronde l'uso
molto libero che Polibio fà dei due termini anche in contesti diversi
dall'esercito romano e il diverso uso in ambiente ellenistico (semaia
nell'esercito seleucide indicava un'unità di cavalleria), mi fanno pensare
che ogni passo segua una logica propria (data che la grande dilazione
temporale con cui saranno stati scritti e le fonti diversificate).
D'altrocanto non penso che ci siano buoni motivi per preferire pensare che
ci fossero i romani agli estremi, dato che ancora Polibio potrebbe
generalizzare usando romani, solo per evidenziare la differenza tra il
centro degli spagnoli e le ali romano-italiche, dato che Livio dice che gli
spagnoli avversari furono affrontati da romani e latini. Anche perchè il
livello professionale tra le due entità doveva essere perfettamente
simmetrico dopo anni in Spagna: il tutto stà in come si preferisce
immaginare lo schieramento iniziale dell'esercito di Scipione (classico o
altro). Il brano di Livio (ripreso anche Frontino) sulle coorti a Zama è di
difficile interpretazione: 1 potrebbe essere un anacronismo rispetto alla
coorte successiva 2 nulla indica che stia parlando di coorte nel senso
tradizionale (non specifica infatti il numero di manipoli, potrebbe anche
parlare di un intera linea).

Concordo che Livio è molto allegro nell'uso dei termini militari, e per
questo ho preferito etichettare come "non catalogabili" i riferimenti a
"coorti romane", ma ovviamente come per Polibio ogni brano fà storia a sè.

ciao
Mitra
ClaudioNerone
2007-03-07 08:34:10 UTC
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Post by Mitra
Grazie Nero :).
Carlo stà aspettando un tuo articolo; mi si incazza se viene a sapere che
scrivi qui invece di "produrre" per la rivista! :)
Ma sai, io sono più un "animale da forum". Non credo di avere abbastanza
concentrazione per stare 6 mesi su uno stesso argomento. :-)
Però non vedo l'ora di leggere i vostri prossimi articoli!
Post by Mitra
Sui numeri degli alleati, sicuramente il numero era altamente variabile: ma
ho seri dubbi che si possa attribuire un numero fisso di uomini ad ogni
coorte; essendo un reparto estratto da una determinata comunità civica o
impatto sulla forza umana della comunità e necessità di soldati di Roma.
Doveva essere chiaro ai magistrati romani le possibilità di prelievo su
comunità piccole rispetto a centri più grandi e tranne in casi di grave
difficoltà, non c'era necessità di imporre carichi eccessivi sugli alleati
avendo un'ampia possibilità distributiva del peso bellico. D'altronde i rari
dati sulla forza numerica delle coorti vengono proprio dai brani di Livio
sulla guerra punica e variano da 400 a 600, ma possiamo pensare che
potessero anche essere più piccole al decrescere del numero di alleati
necessari nel totale dell'arruolamente dell'anno.
Ogni anno, con sicurezza almeno a partire dalla II guerra punica, il
Senato romano stabiliva attraverso un "senatoconsultum de exercitibus"
l'entità degli eserciti assegnati a ciascun teatro bellico e i magistrati
posti al loro comando.
Con lo stesso provvedimento si stabiliva il numero delle legioni e quello
dei fanti e cavalieri alleati arruolati per ciascuno degli eserciti da
formare.
Il magistrato, mentre procedeva al dilectus delle legioni, promulgava un
editto ove venivano desigante le comunità alleate che avrebbero dovuto
formare il contingente, convocandone a Roma i magistrati ed ambasciatori.
Giunti all'Urbe, si stabiliva per ciascuna comunità l'entità del
contingente.
Successivamente i magistrati locali provvedevano al "dilectus" del proprio
contingente e lo conducevano, dopo averlo formato, al luogo di radunamento
stabilito per l'intero esercito.
Il contingente alleato per due legioni (cioè per un esercito consolare),
ossia il numero di soldati alleati arruolati in media ogni anno, non
superò mai i 15.800 uomini (seguendo Livio 40, 36, 4 ).

E' chiaro che se tutte le 153-174 comunità alleate fossero state chiamate
a partecipare al medesimo "dilectus", il contingente di ciascuna avrebbe
dovuto essere mediamente composto da 80-100 uomini.
I contingenti alleati però costituivano unità operative da 600 a 400
uomini (+ turmae di 30 cavalieri), composte da individui appartenenti ad
una stessa comunità.
Allo stesso modo, se tutte le comunità alleate avessero dovuto fornire le
proprie unità operative, ci sarebbe stata una sproporzione enorme tra il
numero di soldati romani e quello dei soldati alleati (a favore dei
secondi).
Però, come riporta Livio, il sistema di reclutamento era "pro numero
cuiusque iuniorum" (34, 56, 4-6), cioè ogni città doveva partecipare in
proporzione al numero dei suoi uomini in età militare; pertanto il
"dilectus" alleato doveva rispondere sia a quell'esigenza di equità e
convenienza per cui l'incidenza del reclutamento fosse lo stesso per tutti
i socii italici, sia all'esigenza di formare unità operative, a
reclutamento e sotto comando nazionale.

Tali esigenze potevano essere soddisfatte col sistema della rotazione
della leva, secondo il quale le comunità alleate venivano raggruppate in
turni di reclutamento all'interno di ciascuna regione militare, in modo
che ad ogni "dilectus" partecipasse un'aliquota di ciascuna regione.
Grazie a tale sistema si evitava inoltre che il contingente alleato fosse
formato solo con uomini di una stessa regione.
Dato però che le comunità alleate non avevano tutte la stessa estensione e
popolazione, anche i loro contingenti, in base al numero di iuniores di
ciascuna, dovevano avere diverse consistenze.

Ciò che però doveva essere costante, e che doveva essere il punto di
riferimento per i magistrati romani nello stabilire l'entità del
contingente di ciascun alleato, era la percentuale di mobilitati sul
totale dei iuniores delle varie comunità.
Dato che queste, tendenzialmente, dovevano formare almeno una coorte ed
una turma, la percentuale di iuniores stabilita affinché anche le comunità
più piccole fossero in grado di fornire 1 coorte (600-400 uomini) ed una
turma (30 cavalieri), faceva si che le comunità più grandi fornissero un
numero di uomini superiore.
Con l'eccedenza si formavano, se possibile, altre coorti o altre turmae;
se l'avanzo di uomini non era sufficiente a formare nuove unità operative
nazionali, tale eccedenza veniva riunita a formare coorti ed alae equitum
straordinarie.
Alcune comunità, ad esempio 24 dell'Umbria ed alcune apule (secondo i
calcoli di Toynbee), erano così piccole che la cifra di 600 uomini avrebbe
potuto rappresentare anche il 100% dei loro iuniores.
In tali casi è da presumere che queste comunità fornissero una percentuale
di iuniores pari a quella delle comunità più grandi e che poi i loro
contingenti (poco più di un centinaio di uomini) fossero raggruppati a 3 o
a 4 per formare coorti o turme straordinarie.

V. Ilari, in "Gli Italici nelle strutture militari romane", supponendo che
almeno a partire dalle comunità che disponevano di 2.000 iuniores dovesse
essere consentito loro di formare un'unità operativa base da 600-400
uomini, calcola la percentuale di reclutamento degli alleati nel 31% degli
iuniores quando l'unità base era di norma la coorte di 600 pedites + 30
equites (630:200 = 31:100 ) e del 22% quando l'unità base era la coorte da
420 pedites + 30 equites (450:200 = 22:100 ).

In conclusione del suo studio, V. Ilari traccia uno specchio riassuntivo
dal quale si evince come nell'arco di tempo in cui l'esercito romano fu
composto di alae sociorum oltre che di legioni, dal 338 al 91 a.C., gli
alleati rappresentarono mediamente il 56% dell'intera forza.
La più alta percentuale di alleati si riscontra nel periodo 200-168 a.C.,
con il 59,7%, con punte massime del 61,3% nei primi 20 anni del suddetto
periodo, mentre il livello minimo viene raggiunto durante la II guerra
punica, con il 54,1% di alleati nelle forze armate romane.
Per tale calcolo fa riferimento allo spoglio dei passi di autori antichi
come Livio, Polibio, Appiano, Frontino ed altri, nonché all'analisi
critica dei lavori di studiosi come l'Afzelius, Toynbee, Brunt etc.


Valete
--
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Mario Vitale
2007-03-14 10:23:19 UTC
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Ti faccio i miei complimenti per la completezza della tua relazione. Anche
io sapevo che l'arruolamento era basato su circoscrizioni e che esisteva una
rotazione, ma di certo non avevo una conoscenza così approfondita. Ne
approfitto per alcune osservazioni/domande

1. Io conoscevo la coorte come unità operativa a partire, grosso modo, da
Mario. Mi sembra di capire che tu affermi che era già una realtà da molto
tempo anche se come unità di reclutamento. Ho afferrato correttamente?
2. Mi sono sempre chiesto riguardo il ruolo dei centurioni. Da alcuni passi
di Livio sembrano una sorta di militari di carriera (si accenna al fatto che
il tale aveva ricoperto più volte il ruolo di primo pilo, per esempio). E'
possibile che avessero un ruolo nell'attività di reclutamento e che magari
ricoprire tale ruolo fosse propedeutico per determinati incarichi pubblici?
3. Un incarico di reclutamento conferito agli ufficiali delle unità
semplifica in modo drastico il problema di formare unità reclutando da
comunità piccole, in quanto sarebbero i comandanti delle stesse unità a
preoccuparsi di formarle. Si tratta però di vaghe supposizioni dovute al
fatto che ho potuto leggere solo poche fonti (prevalentemente Livio ed un
poco di Polibio, ma purtroppo il tempo manca per approfondire).
4. Ho sempre ritenuto che i numeri relativi alle unità siano esclusivamente
indicativi e che fossero soggetti a variazioni significative, anche se non
esagerate (ritengo plausibile che oscillazioni di almeno il 10% si possano
considerare nella norma). D'altro canto, all'epoca bastava una semplice
epidemia influenzale per mettere in ginocchio una comunità e quindi
impedirle di rispettare il vincolo di reclutamento. Senza contare che in
determinati periodi vengono citate anche da Livio difficoltà nel
reclutamento, che fanno pensare anche a ribellioni delle comunità dei soci.

Ciao,
Mario.
Post by ClaudioNerone
Post by Mitra
Grazie Nero :).
Carlo stà aspettando un tuo articolo; mi si incazza se viene a sapere che
scrivi qui invece di "produrre" per la rivista! :)
Ma sai, io sono più un "animale da forum". Non credo di avere abbastanza
concentrazione per stare 6 mesi su uno stesso argomento. :-)
Però non vedo l'ora di leggere i vostri prossimi articoli!
[...]
ClaudioNerone
2007-03-16 10:39:03 UTC
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Da parecchi decenni gli studiosi di storia militare romana convengono sul
fatto che, diverso tempo prima delle cosiddette riforme mariane, la coorte
sia entrata in uso presso l'esercito romano, almeno in taluni contesti
geografici (Spagna), pur senza una sua formalizzazione che avverrà, con
tutta probabilità, in epoca mariana.
Non possiamo dunque parlare di legione coortale durante la II guerra
punica, ma probabilmente proprio in quel periodo, in Spagna e sotto
l'input di Scipione, avvennero i primi esperimenti di coorte romana.

I numeri sulla forza delle unità ausiliarie sono naturalmente soggetti a
variazioni, così come quelli delle legioni. Ad esempio Cesare affronta la
guerra alessandrina con legioni da circa 3.000 uomini. Però, così come per
queste ultime, doveva esistere una struttura organizzativa di base per la
costituzione delle unità dei socii italici.


Valete
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Mario Vitale
2007-03-25 16:24:54 UTC
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OK, in effetti avevo sentito anch'io parlare di esperimenti precedenti la
riforma mariana e legati alla realtà spagnola. Sarebbe interessante capire
se le esigenze che spinsero in questa direzione furono solo dettate da una
questione numerica, come sembrerebbe suggerire l'uniformazione dei manipoli
per consistenza ed armamento che si compie con l'evoluzione mariana.

Sono prò più interessato all'aspetto reclutativo dell'esercito romano
repubblicano, soprattutto nel periodo 400-300 ac (con particolare
riferimento alle guerre contro gli etruschi ed i sanniti). Io mi ero fatto
l'idea, supportato però prevalentemente dalla lettura di Livio e senza
riscontri diretti, che i centurioni fossero "dipendenti statali", cioè
formassero una struttura fissa dell'esercito, con compito anche logistico
(reclutamento, addestramento, ecc.). Mi veniva anche spontanea la domanda se
la carica di centurione non potesse essere anche una componente di qualche
carriera pubblica, così come per esempio si doveva servire nell'esercito
come tribuno per poter diventare senatore ed accedere alle cariche pubbliche
più prestigiose. Però riguardo la struttura sociale dello stato romano del
periodo sono piuttosto ignorante. Qui poi verrebbe da pensare che si
potrebbe trattare di cariche locali, all'interno di comunità con
cittadinanza romana, ma relative solo alla comunità stessa. Qualche
suggerimento?

Ciao,
Mario.
Post by ClaudioNerone
Da parecchi decenni gli studiosi di storia militare romana convengono sul
fatto che, diverso tempo prima delle cosiddette riforme mariane, la coorte
ClaudioNerone
2007-03-08 09:04:06 UTC
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Post by Mitra
Vero che
Livio a Magnesia sembra parlare di legiones per i socii, ma parla anche di
legiones gallicae in altro brano molto precedente,
Scusa Mitra, ti ricordi per caso in quale passo Livio parla di legiones
gallicae?

Vale
--
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ClaudioNerone
2007-03-08 09:21:11 UTC
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Post by ClaudioNerone
Post by Mitra
Vero che
Livio a Magnesia sembra parlare di legiones per i socii, ma parla anche di
legiones gallicae in altro brano molto precedente,
Scusa Mitra, ti ricordi per caso in quale passo Livio parla di legiones
gallicae?
Vale
Lascia stare, trovato! :-)
Liv. 6, 7
"gallorum legiones"


Vale
--
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Ball
2007-03-14 20:16:34 UTC
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Mitra wrote:
[ ]

Faccio anch'io i complimenti per l'iniziativa che mi sono letto con molto
interesse, una pubblicazione piena di spunti di discussione...se avessi il
tempo di farlo. :-)
Un plauso per le formazioni fatte con Total War, esempio di come ci sia chi
''pensa'' di farlo e chi invece lo fa'... :-D
--
A. Ball - Punico Aviatore
Mitra
2007-03-14 20:47:05 UTC
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Grazie Ball :)
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