Discussione:
Luigi Rizzo l'eroe dei mas
(troppo vecchio per rispondere)
Augusto Benemeglio
2003-09-09 22:55:25 UTC
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LUIGI RIZZO L'EROE DEI MAS

DI AUGUSTO BENEMEGLIO



Solo Milazzo, sua città natale, si è ricordata di lui e lo ha
celebrato nel 85° anniversario dall'impresa di Premuda . Parliamo di
Luigi Rizzo, l' eroe dei Mas, che segnò una vera e propria epopea
nel ventennio fascista , e a cui rimane legata indissolubilmente la
"Festa della Marina " che trae origine proprio dal ricordo della
straordinaria impresa da lui compiuta nelle acque di Premuda il 10
giugno 1918, da me rievocata in un'opera drammatizzata , " L'affondamento
della Santo Stefano ", che è stata rappresentata presso molte delle
Associazioni dei Marinai d'Italia salentine nei primi anni '90.
Il Comandante Rizzo e i suoi uomini , tra cui il marinaio leccese
Francesco Bagnato e il gallipolino Umberto Biancamano , riuscirono ,
con il piccolo mitico Mas 15
( è conservato al Museo Storico del Risorgimento di Piazza Venezia , al
Vittoriano ) ad affondare la grande corazzata "Szent Istvan ",
vanto e orgoglio della Marina austriaca . Fu una delle più belle e
ardimentose imprese che siano state compiute sul mare nel conflitto 1915-18
, un' azione leggendaria a cui s'inchinò perfino un grande e severo
marinaio come l'ammiraglio David Beatty , comandante in capo della Great
Fleet, che espresse le più vive e sentite congratulazione a Thaon di
Revel , ma ebbe anche una notevole importanza tattica e strategica poichè
stroncò sul nascere una pericolosa incursione della flotta austriaca
contro lo sbarramento del canale di Otranto e di fatto ribaltò la
situazione in Mediterraneo , dove fino allora la flotta austriaca aveva
avuto una chiara superiorità, lasciando all'Italia praticamente il totale
controllo dell'Adriatico, tant'è che le navi austriache non tentarono più
nessuna sortita offensiva fino al giorno della resa.

Chi era Luigi
Rizzo?
E' presto detto. Un siciliano di pelle scura, un siculo-berbero come ce ne
sono tanti in Sicilia ma anche qui nel Salento. Era un "tuareg" del mare,
perchè era nato sul mare e tutta la sua infanzia ne fu meravigliata.
Storie di mare gli raccontavano il padre e il fratello maggiore, entrambi
naviganti nella Marina Mercantile; storie di guerra gli raccontavano il
nonno, che combattè nel 1848 con i militi di Patria Risorgente, e lo zio,
che aveva seguito Garibaldi dopo lo sbarco dei Mille a Marsala. A soli otto
anni, Luigi aveva già fatto le sue scelte: la sua casa sarebbe stata la nave
dove si muoveva a suo agio più che su qualsiasi altro terreno. A diciotto
anni, conseguito il diploma presso l'Istituto Nautico di Messina, è già
navigante. A 23 anni è capitano e pilota del porto di Messina: opera
il salvataggio di un piroscafo che sta navigando nella tempesta. Gli viene
assegnata la sua prima medaglia d'oro, al valor civile. Altre, d'oro e
d'argento, ne seguiranno al valor militare.
Entrata in guerra l'Italia, il Tenente di Vascello Rizzo si mette subito in
evidenza, imponendosi rapidamente all'attenzione generale per sangue freddo,
perizia marinaresca, intraprendenza e sprezzo del pericolo. Gli viene
assegnato il comando della Sezione MAS di Grado e inizia una serie di
scorribande nel golfo di Trieste presidiato dagli austriaci.
Siamo sul volgere del 1917 e l'Italia versa in una situazione assai
difficile e delicata: Caporetto, con il nostro esercito in rotta, inoltre
due corazzate austriache , la "Wien" e la "Budapest" che da mesi
cannoneggiano sull'Isonzo e sul Piave, sia in appoggio delle truppe
imperiali, sia per mettere fuori combattimento le nostre batterie costiere
di Cortellazzo. Il morale delle truppe italiane è a terra, la situazione è
insostenibile. E' un momento assai delicato per le sorti della nostra
guerra. Anzi, la verità è che la guerra sembra ormai perduta. Bisogna far
qualcosa prima che sia troppo tardi, bisogna almeno far qualcosa per
eliminare l'azione assillante e insostenibile delle due corazzate
austriache, che sono entrambi ormeggiate nel porto di Trieste.
In questo momento assai delicato per le sorti della guerra, l'Ammiraglio
Thaon di Revel, Capo di Stato Maggiore della Marina, s'affida al "corsaro di
Milazzo". Sa che Rizzo è l'unico che può riuscire nell'impresa. E Rizzo non
lo delude; penetra nel porto di Trieste e riesce ad affondare la "Wien" ,
danneggiando , inoltre , seriamente la "Budapest". In quel tempo talmente
grande era la fama di Luigi Rizzo che gli austriaci fecero di tutto per
eliminarlo. Nella notte tra il 3 e il 4 aprile del 1918 un "commando" di
sessanta uomini, al Comando del Tenente di Vascello Joseph Weith, penetrò
nel porto di Ancona, dove nel frattempo Rizzo era stato trasferito, al solo
scopo di eliminare "il corsaro di Milazzo" e sabotare i suoi Mas. Ma la
spedizione fallì grazie all'eroico intervento di un finanziere, che riuscì a
dare l'allarme sacrificando la propria vita. Gli austriaci furono catturati
e Rizzo in persona interrogò gli Ufficiali ed esprimendo il proprio virile
apprezzamento per il coraggio dimostrato nell'impresa strinse loro la mano.
Erano davvero gesti d'altri tempi. Questo fatto accadde circa due mesi prima
dell'Affondamento della corazzata "Szent Istven" ( Santo Stefano) , che
rimane l'ultima e forse più grande impresa di Rizzo e di cui scrissi anni fa
una drammatizzazione che è stata più volte rappresentata nell'ambito delle
Associazioni Nazionali dei Marinai di Galatina, Gallipoli, Nardò, Taviano
ecc. ( "Il teatro - affermò Strehler - è uno slancio verso la giovinezza ,
è l'entusiasmo, il lampo che ci dà modo di fare i messaggeri d'amore.")

A guerra finita, Rizzo ebbe molti onori, celebrazioni, titoli. Venne
promosso Ammiraglio, nominato Conte di Grado, a lui furono dedicate molte
strade, vie, Piazze e perfino una diga. Ma per noi italiani , che siamo uno
strano popolo, Rizzo ebbe forse il torto di non essere morto sul campo di
battaglia, di non essere stato rapito in cielo dagli dei, ebbe il torto
soprattutto di rappresentare, certo non per sua colpa, l'emblema di un
regime. E ciò , con il mutare dei tempi e della fortuna ( la caduta del
regime) , il sopraggiungere della vecchiaia e delle malattie , non gli
poteva essere perdonato. Tant'è che nel 1949 è costretto a subire un
ridicolo processo di epurazione con l'accusa , risultata del tutto
infondata, di aver tratto profitto dal regime, e contestualmente viene
abolita la festa della Marina , perchè legata indissolubilmente all'azione
di Premuda e al suo nome ormai chiaramente declinante. Il vecchio eroe
finì per essere dimenticato e dovette assistere al trionfo dei
parolai pavidi , di coloro che salivano sui carri dei vincitori e
sbandieravano il tricolore senza mai aver imbracciato un fucile, né
mosso un dito per la Patria ; dovette assistere al trionfo dei
vigliacchi , dei parassiti , degli invidiosi , degli sciacalli che da
sempre tramano nell'ombra , dei vampiri che succhiano il sangue dei nobili
e dei coraggiosi lui , che era un eroe purissimo, e di questo soffrì
moltissimo, fino al punto da ammalarsi seriamente.
Gli fu diagnosticato un tumore ad un polmone. Decise di andare a Roma,
dov'era il professore Raffaele Paolucci, altro eroe della prima guerra
mondiale che era diventato medico di fama europea. Paolucci, amicissimo di
Rizzo con cui si esprimeva spesso in dialetto romanesco, dopo averlo
visitato e avergli confermato la diagnosi, gli disse: "A Giggi, te lo devo
proprio da ddì. La cosa è grave assai. Bisogna asporta' subbito er
pormone prima che sia troppo tardi."
Rizzo gli rispose: " Raffaè, fai quello che devi fare: meglio morire una
volta per tutte che questo lento e penoso morire di ogni giorno. Qualcuno
mi rimprovera di non essere morto sul campo di battaglia , ma è proprio lì
che io avrei preferito morire , sul mio MAS, magari subito dopo
l'affondamento della Santo Stefano, piuttosto che assistere a ciò che oggi
vedo in tutte le piazze italiane."
"Ma tu non morirai mai" , rispose Paolucci. " Perché tu sei la storia
della Marina Militare di questi ultimi trent'anni e la storia non si
può cancellare con un tratto di gomma."
Rizzo morì solo, in silenzio.
Non ebbe cedimenti, debolezze, non emise neppure un lamento.
Morì così com'era vissuto, due mesi dopo aver subito l'operazione.
Era l'inizio dell'estate del 1951 ed erano passati 33 anni dalla mitica
impresa di Premuda .
Il profumo delle zagare si spandeva prepotente nella campagna di Milazzo e
lui , l'eroe dei Mas, aveva da poco compiuto 64 anni.

Augusto Benemeglio
vopser
2003-09-10 06:50:52 UTC
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La biografia della vita e delle imprese di Rizzo è stata veramente
esaustiva.
Mi chiedo se, a parte il fatto dell'accusa di aver avuto onori dal fascismo,
un ulteriore motivo di mancato sostegno da parte anche della stessa MArina
della Repubblica , sia stato il fatto che Rizzo fosse un Ufficiale di
Complemento richiamato e non un ufficiale di Stato MAggiore appartenente
alla Casta ristretta!
Perchè se fosse stato cosi sicuramente l'istituzione avrebbe fatto quadrato
intorno a lui.
Cosa ne pensate?

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Inviato via http://usenet.libero.it
Augusto Benemeglio
2003-09-10 08:14:43 UTC
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Post by vopser
La biografia della vita e delle imprese di Rizzo è stata veramente
esaustiva.
Grazie.
Post by vopser
Mi chiedo se, a parte il fatto dell'accusa di aver avuto onori dal fascismo,
un ulteriore motivo di mancato sostegno da parte anche della stessa MArina
della Repubblica , sia stato il fatto che Rizzo fosse un Ufficiale di
Complemento richiamato e non un ufficiale di Stato MAggiore appartenente
alla Casta ristretta!
Perchè se fosse stato cosi sicuramente l'istituzione avrebbe fatto quadrato
intorno a lui.
Cosa ne pensate?
La tua osservazione non è campata in aria, perchè da sempre esistono
differenze ( giustificate , ovvie ) tra chi è di carriera e chi di
complemento.
Ma nel caso di Rizzo non credo che questo possa aver minimanete influito,
pur non mancando di destare qualche invidia e gelosia , ad esempio , nei
confronti di diversi ufficiali di carriera di lui ben più anziani che si
videro scavalcati. Ma parliamo di mezze tacche, non dei vertici, a cui la
figura di un grande eroe come Rizzo giovò , eccome!
Ci si potrà chiedere invece perchè , ad esempio, si aspettò così tanto
undici anni) per fare di quel giorno dell'impresa di Premuda ( 10 giugno
1918) la festa della marina , (ma queste sono cose che certe volte accadono
lentamente , finchè un capo di stato maggiore o un personaggio politico che
conta , non se ne ricordi, o qualcuno non glielo ricordi) e soprattutto
perchè ad un certo punto quel giorno venne cancellato come festa della
Marina? ( ci potrebbe entrare la faccenda dell'eroe di regime , falsa, come
abbiamo visto).
Ma che la Marina non sentisse Rizzo come "suo" figlio prediletto , per il
fatto che non appartenesse alla " casta" degli ufficiali di carriera dello
stato maggiore , mi sento di escluderlo, almeno in questo caso. Quando i
meriti sono così evidenti, non c'è scuola o casta che tenga, uno si impone e
non solo a sua gloria, ma anche di ciò che rappresenta.
Ciao.
Augusto
Norbert
2003-09-10 14:28:18 UTC
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Post by Augusto Benemeglio
per fare di quel giorno dell'impresa di Premuda ( 10
giugno 1918) la festa della marina
<snip>
Post by Augusto Benemeglio
e soprattutto perchè ad un certo punto quel giorno
venne cancellato come festa della Marina?
Forse perche' coincideva con l'entrata in guerra dell'Italia nella II
GM?
--
Norbert - Commissario Aeronautico di complemento in congedo
"But here in this graveyard that's still No Man's Land The countless
white crosses in mute witness stand To man's blind indifference to his
fellow man. And a whole generation who were butchered and damned."
(Eric Bogle)
Augusto Benemeglio
2003-09-10 18:08:59 UTC
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Nella Marina italiana ha sempre dominato la "scuola delle corazzate". Chi
non vi faceva parte era, ipso facto, reietto (dal latino: rigettato).
Della scuola delle corazzate non ero al corrente, ma se hai qualche
riscontro in merito , che so io a livello statistico , o altro , o qualcosa
ancora di più probante , sarei lieto di arricchire le mie conoscenze.

Certo, caro Michelazzo, il peso " politico" , come tu adombre , di certe
scelte c'era , c'è sempre stato e sempre ci sarà. Ma per incarichi assai
più importanti di quelli che potè ottenere un Rizzo o altri eroi tipo
Paolucci e Rossetti a cui accenni. Gli eroi vanno bene in guerra , ma poi
dovrebbero scomparire , essere rapiti dagli dei , altrimenti diventano un
ingombro. Da sempre è stato così e lo sarà anche in seguito. Da noi un Jhon
Wyne , che parte dalla gavetta e arriva a comandare l'esercito , non è mai
esistito e non esisterà mai. E forse neanche negli Usa , film a parte.
Questo va bene in sudamerica o in messico , non nei paesi dove la carriera
militare è nulla di più o dimeno di una carriera burocratica, in cui le
prove " tecniche" e di impiego spesso sono simulate ,
Durante la prima guerra mondiale le corazzate se ne stettero a far niente
a
Taranto, saltando per aria (i sabotatori austriaci affondarono, "in
porto",
la Benedetto Brin e la Leonardo da Vinci). I nostri mezzi d'assalto
pareggiarono il conto affondando, "in porto", la Wien e la Viribus Unitis.
Anche le corazzate austriache se ne stettero, senza far niente, in porto a
Pola. Quando misero la testa fuori due motoscafi (chiamiamoli pure MAS ma
erano dei veri e propri motoscafi) ne affondarono una. La guerra l'hanno
sempre fatta le navi minori.
La battaglia dell'Atlantico l'hanno combattuta sommergibili, da una parte
e
navi scorta dall'altra.
Sono d'accordo in tutto. Le guerre poi alla fine si vincono con le unità
leggere (o le portarei , per chi ce l'ha) e le imprese "anomale".
Mi sembra che anche i due affondatori della Viribus Unitis non abbiano
fatto
poi grande carriera nella Regia marina. Una medaglia e un po' di soldi che
devolvettero, se non erro, a una fondazione di assistenza alle vedove di
guerra, a via. La carriera era riservata ai Cavagnari.
Paolucci fu scelto perchè era un nuotatore straordinario , campione
regionale dei 1500 metri e anche perchè s'era offerto volontario . Comunque
era un medico e anche bravo nella sua professione .( Fu lui stesso che
operò Rizzo affetto da un tumore poco prima della morte del siciliano..) e
non credo che gli interessasse molto più di nulla la carriera militare. Per
Rossetti il discorso è diverso. Aveva tutte le carte in regola per arrivare
al massimo grado, anzi era un vero e proprio fuoriclasse in tutto , nel
coraggio e nella creatività, una specie di genio ( aveva ideato lui il
"maiale") e forse fu proprio quello il suo torto, faceva evidenziare troppo
la mediocrità degli altri.
Ciao.
Augusto
Michelazzo
Norbert
2003-09-10 19:00:25 UTC
Permalink
sarà anche in seguito. Da noi un Jhon Wyne , che parte dalla gavetta
e arriva a comandare l'esercito , non è mai esistito e non esisterà
mai. E forse neanche negli Usa , film a parte.
Uhm, mi pare che qualche alto papavero in Desert Storm fosse partito
dalla gavetta. Non ricordo chi, ma escluderei "Stormin Norman".

Qualcuno ha una memoria migliore della mia?
--
Norbert - Commissario Aeronautico di complemento in congedo
"It was a slow day and the sun was beating on the soldiers by the side
of the road. There was a bright light, a shattering of shop windows, the
bomb in the baby carriage was wired to the radio"
(Paul Simon - The boy in the bubble)
Dott. Piergiorgio
2003-09-10 21:04:11 UTC
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Post by Norbert
Uhm, mi pare che qualche alto papavero in Desert Storm fosse partito
dalla gavetta. Non ricordo chi, ma escluderei "Stormin Norman".
C' era nella US Navy l' ammiraglio Boorda, che da marinaio semplice divenne
CNO.

Saluti.
--
Dottor Piergiorgio d' Errico-Storico militare e Navale
ICQ: 208180385

Niitakayama Nobore ichi ni rei ya
Marco S.
2003-09-10 21:17:10 UTC
Permalink
Post by Augusto Benemeglio
Per
Rossetti il discorso è diverso. Aveva tutte le carte in regola per arrivare
al massimo grado, anzi era un vero e proprio fuoriclasse in tutto , nel
coraggio e nella creatività, una specie di genio ( aveva ideato lui il
"maiale") e forse fu proprio quello il suo torto, faceva evidenziare troppo
la mediocrità degli altri.
Se non sbaglio, Rossetti, ufficiale del Genio Navale (mi sembra in SPE, ma
non ci giurerei) dovette lasciare la Regia Marina subito dopo la guerra, in
quanto oppositore aperto del fascismo.
Mi sembra che emigrasse all'estero e morisse abbastanza precocemente, ma
vado sempre a memoria.
Dovrei consultare i sacri papiri, ma al momento non ho voglia di ravanare in
libreria.

Ciao : )

Marco
Ander
2003-09-11 12:23:06 UTC
Permalink
Post by Marco S.
Se non sbaglio, Rossetti, ufficiale del Genio Navale (mi sembra in SPE, ma
non ci giurerei) dovette lasciare la Regia Marina subito dopo la guerra, in
quanto oppositore aperto del fascismo.
Mi sembra che emigrasse all'estero e morisse abbastanza precocemente, ma
vado sempre a memoria.
Dovrei consultare i sacri papiri, ma al momento non ho voglia di ravanare in
libreria.
Dal sito MMI cut/paste (notate che Rossetti era sì in SPE, ma a "nomina
diretta" cioè non aveva fatto l' Università all' Accademia, quindi era
fuori dalla presunta consorteria):

Raffaele ROSSETTI
Maggiore del Genio Navale

Nacque a Genova il 12 luglio 1881. Dopo aver conseguito la laurea in
Ingegneria industriale alla Regia Scuola di Applicazione per gli
Ingegneri in Torino in data 1° settembre 1904, a domanda entrò, quale
allievo, all'Accademia Navale di Livorno conseguendo, nel novembre 1904,
la nomina a Tenente del Genio Navale in servizio permanente attivo.

Nel dicembre del 1906 conseguì la laurea in ingegneria navale e
meccanica presso il Politecnico di Milano e, nello stesso mese, venne
destinato presso la Direzione delle Costruzioni Navali dell'Arsenale di
Taranto dove, il 1° agosto 1908, conseguì la promozione a Capitano del
Genio Navale.

Dal maggio 1909 al novembre 1910 imbarcò sulla nave da battaglia Regina
Elena; quindi sull'incrociatore corazzato Pisa fino al marzo 1912 e,
dallo stesso mese al luglio dello stesso anno, sulla nave officina Vulcano.

Partecipo al conflitto italo-turco stando imbarcato sull'incrociatore
Pisa. Dall'aprile 1915 al maggio 1917 prestò servizio presso l'Ufficio
Tecnico della Regia Marina di Genova quindi venne destinato alla
Direzione delle Costruzioni Navali dell'Arsenale di La Spezia dove, il
16 giugno 1917, conseguì la promozione a Maggiore del Genio Navale.

Primo ideatore dei mezzi speciali insidiosi, si dedico con intelligenza
e costanza alla creazione ed al perfezionamento di una speciale
torpedine, con scoppio regolato a tempo, da applicarsi alla chiglia
della nave nemica mediante l'azione di un nuotatore gamma. L'ordigno,
chiamato anche "mignatta", fu personalmente impiegato in azione di
guerra dal suo ideatore, coadiuvato nell'impresa dal Tenente Medico
Raffaele Paolucci, per l'azione del 1° novembre 1918 nella base navale
austriaca di Pola, che culmino con l'affondamento della corazzata
austriaca Viribus Unitis.

Promosso al grado superiore per merito di guerra, il 16 novembre 1919, a
domanda, venne posto in congedo e promosso Colonnello nella Riserva Navale.

Mori a Milano il 24 dicembre 1951.

Riconoscimenti per merito di guerra:

*

Encomio (D.M. 11.3.1913);
*

Promozione al grado di Tenente Colonnello G.N. (1° novembre 1918).

Where is the horse and the rider? Where is the horn that was blowing?
They have passed like rain on the mountains. Like wind in the meadow.
The days have gone down in the west. Behind the hills, into shadow.
Marco S.
2003-09-11 19:04:20 UTC
Permalink
Post by Ander
Post by Marco S.
Se non sbaglio, Rossetti, ufficiale del Genio Navale (mi sembra in SPE, ma
non ci giurerei) dovette lasciare la Regia Marina subito dopo la guerra, in
quanto oppositore aperto del fascismo.
Mi sembra che emigrasse all'estero e morisse abbastanza precocemente, ma
vado sempre a memoria.
Dovrei consultare i sacri papiri, ma al momento non ho voglia di ravanare in
libreria.
Dal sito MMI cut/paste (notate che Rossetti era sì in SPE, ma a "nomina
diretta" cioè non aveva fatto l' Università all' Accademia, quindi era
Raffaele ROSSETTI
Maggiore del Genio Navale
Nacque a Genova il 12 luglio 1881. Dopo aver conseguito la laurea in
Ingegneria industriale alla Regia Scuola di Applicazione per gli
Ingegneri in Torino in data 1° settembre 1904, a domanda entrò, quale
allievo, all'Accademia Navale di Livorno conseguendo, nel novembre 1904,
la nomina a Tenente del Genio Navale in servizio permanente attivo.
Nel dicembre del 1906 conseguì la laurea in ingegneria navale e
meccanica presso il Politecnico di Milano e, nello stesso mese, venne
destinato presso la Direzione delle Costruzioni Navali dell'Arsenale di
Taranto dove, il 1° agosto 1908, conseguì la promozione a Capitano del
Genio Navale.
Dal maggio 1909 al novembre 1910 imbarcò sulla nave da battaglia Regina
Elena; quindi sull'incrociatore corazzato Pisa fino al marzo 1912 e,
dallo stesso mese al luglio dello stesso anno, sulla nave officina Vulcano.
Partecipo al conflitto italo-turco stando imbarcato sull'incrociatore
Pisa. Dall'aprile 1915 al maggio 1917 prestò servizio presso l'Ufficio
Tecnico della Regia Marina di Genova quindi venne destinato alla
Direzione delle Costruzioni Navali dell'Arsenale di La Spezia dove, il
16 giugno 1917, conseguì la promozione a Maggiore del Genio Navale.
Primo ideatore dei mezzi speciali insidiosi, si dedico con intelligenza
e costanza alla creazione ed al perfezionamento di una speciale
torpedine, con scoppio regolato a tempo, da applicarsi alla chiglia
della nave nemica mediante l'azione di un nuotatore gamma. L'ordigno,
chiamato anche "mignatta", fu personalmente impiegato in azione di
guerra dal suo ideatore, coadiuvato nell'impresa dal Tenente Medico
Raffaele Paolucci, per l'azione del 1° novembre 1918 nella base navale
austriaca di Pola, che culmino con l'affondamento della corazzata
austriaca Viribus Unitis.
Promosso al grado superiore per merito di guerra, il 16 novembre 1919, a
domanda, venne posto in congedo e promosso Colonnello nella Riserva Navale.
Mori a Milano il 24 dicembre 1951.
*
Encomio (D.M. 11.3.1913);
*
Promozione al grado di Tenente Colonnello G.N. (1° novembre 1918).
Comunque, come gia' accennato, la vita pubblica di Rossetti non si riduce
all'ambito militare e quindi al prestigioso, ma freddo, stato di servizio.

Forse la mia memoria ha una certa inclinazione melodrammatica (dimissioni
"involontarie" dalla marina, esilio all'estero, morte precoce.........),
resta comunque il fatto che nel piu' volte citato volume di Giorgerini "Da
Matapan al Golfo Persico" si dice:

"Raffaele Rossetti [...] antifascista dichiarato e di fede repubblicana, fu,
con Randolfo Pacciardi, alla guida delle piu' attive organizzazioni
antifasciste e fu uno dei pochi italiani che esercitarono una militanza
concreta antifascista, sia in Italia che all'estero. Fu protagonista
dell'azione marinaresca che porto' il padre del riformismo italiano, Filippo
Turati, in salvo oltre i confini nazionali"

Pag.157 della vecchia edizione "Le Scie".

Ciao : )

Marco
Marco S.
2003-09-15 22:43:48 UTC
Permalink
Allo scopo di evitare a Giuseppe di imbarcarsi in lunghi ed impegnativi
reply, rischiando di sentirsi dar ragione dal sottoscritto (cosa sicuramente
indisponente) vorrei chiarire il senso di tutte le affermazioni fatte nel
thread con queste considerazioni:

1) Innanzitutto parlare della storia e delle relative dottrine strategiche e
tattiche, comporta essere un po' manichei, ricavando un modello
semplificato della complessita' della realta'.
Il mondo e' troppo complesso e ci sono troppe sfumature e distinguo.
Se dovessimo rappresentarli tutti, perderemmo la capacita' di formulare dei
concetti e delle idee, perche' il tutto ci sfuggirebbe,
Quando io dico: Revel tifava per il naviglio sottile, non dico che
stramaledicesse tutte le navi da battaglia che vedeva.
Quando parlo di capital ships, affermo un concetto sempre astratto, che ha
una valenza autonoma solo se contrapposto a quello di naviglio sottile, ma
puo' essere di complessa definizione, a seconda delle epoche, delle
tecnologie e delle dimensioni relative delle marine contrapposte.

2) Riguardo alle mie considerazioni sulla II GM si tratta, per definizione,
di affermazioni che prescindono dalla storia e dalle possibilita' che essa
garantiva alla Gran Bretagna ed alla Germania.
Non sto dicendo: "Quanto e' stato fesso Hitler a non costruire 3 Lexington
!!!"
Lo scopo invece era spiegare, nella maniera piu' efficace a me permessa, che
il grande ruolo giocato dal naviglio sottile nella cosiddetta "Battaglia
dell'Atlantico" (sommergibili e, per contro, caccia, corvette e CVE) si deve
anche (e forse soprattutto) alle limitazioni nello sviluppo di adeguate
capital ships (senza entrare nel merito del perche' queste ci furono).
Non e' uno scenario storico, ma una specie di paradosso, per cercare di
chiarirmi meglio.
Ovviamente questo a prescindere dai progressi dell'aviazione di
pattugliamento marittimo o dall'aviazione adibita alla difesa delle basi
navali, spesso neanche navale.
Perche' questo complicherebbe il quadro, introducendo altre considerazioni
ed anche un coordinamento con una parallela strategia aerea (almeno nella
difesa delle basi).
Stiamo ragionando di guerra navale pura, cioe' di navi in mare e fuori dal
raggio d'azione dei velivoli a terra, come avveniva nelle prime fasi della
Battaglia dell'Atlantico.
E' uno scenario astratto (se pensiamo, ad esempio, che la prima causa del
ritiro dall'Atlantico delle n.b. tedesche fu il modificarsi a sfavore della
Germania dell'equilibrio aereo, a causa dell'impiego della Luftwaffe nella
campagna di Russia), ma che ci permette di concentrarsi sul problema
principale, cioe' il confronto tra il "peso" delle capital ships e quello
del naviglio sottile.

3) Il fatto poi che abbia esaltato il ruolo delle "capital ships" non
significa che abbia proclamato l'inutilita' del naviglio sottile.
I sommergibili americani nella guerra del Pacifico stavano comunque dando
parecchi fastidi ai giapponesi sulle loro linee di comunicazione verso
l'Indonesia.
Anche perche' questi non avevano adeguate forze antisom.
Pero', la chiusura del "collo di bottiglia di Formosa" con recisione
definitiva di questa arteria vitale che collegava il Giappone alle materie
dell'Indonesia, sarebbe stato realizzato solo dalle capital ships, la "fast
carriers" che avevano vinto le battaglie del Mar delle Filippine e di Leyte
Anche nella Battaglia dell'Atlantico, malgrado i "periodi neri", il famoso
"Black May 1942", i sommergibili di Doenitz furono sempre abbastanza lontani
dal vincerla da soli e forse il problema era solo quello di dare tempo alle
forze di difesa di adeguarsi alle loro tattiche innovative.
E' chiaro quindi che una vera insidia, in senso strategico, alle linee di
comunicazione puo' essere portata solo dalle capital ships.
Con questo non si esclude che la capital ship non abbia bisogno dell'apporto
del naviglio sottile, per la sua scorta, per la scorta dei convogli, per le
operazioni in condizioni particolari (acque ristrette o operazioni
notturne).

Ciao : )

Marco
Giuseppe De Micheli
2003-09-16 17:50:03 UTC
Permalink
Post by Marco S.
Allo scopo di evitare a Giuseppe di imbarcarsi in lunghi ed impegnativi
reply, rischiando di sentirsi dar ragione dal sottoscritto (cosa sicuramente
indisponente) vorrei chiarire il senso di tutte le affermazioni fatte nel
A me sembra che questi thread siano condotti in modo abbastanza dialettico,
cioà con tesi, antitesi, nuove tesi più articolate (e non semplici
riaffermazioni di quanto già detto).
Post by Marco S.
Quando io dico: Revel tifava per il naviglio sottile, non dico che
stramaledicesse tutte le navi da battaglia che vedeva.
Capisco. Non conoscevo l'attività di Thaon come comandante del Dipartimento
marittimo di Venezia (quello "caldo"), quindi non avevo attribuito a lui le
originalità della nostra guerra in Adriatico. Mas e assalto ai porti
costituiscono un "unicum" nella prima guerra mondiale, che lo scarso
prestigio internazionale dell'Italia ha impedito che fosse valutato dal
resto del mondo con l'importanza che meritava. Su un libro francese si
diceva che i Mas erano stati comprati dal Canada (è vero, ma erano gli
scarsamente efficaci motoscafi antisommergibili usati per il pattugliamento
delle rotte costiere, mentre quelli "gloriosi" sono le Motobarche Armate
Svan, non certo progettate per la caccia ai smg. Purtroppo abbiamo usato la
stessa siglia per entrambe le imbarcazioni. Su un libro inglese addiritura
si diceva (a proposito dell'affondamento delle Queen Elizabeth) : gli
italiani avevano già affondato una corazzata nemica in porto "durante una
guerra locale" (le virgolette sono mie)!!! La nostrap artecipazione alla I
GM era liquidata come guerra locale!
Post by Marco S.
2) Riguardo alle mie considerazioni sulla II GM si tratta, per
definizione,
Post by Marco S.
di affermazioni che prescindono dalla storia e dalle possibilita' che essa
garantiva alla Gran Bretagna ed alla Germania.
Non sto dicendo: "Quanto e' stato fesso Hitler a non costruire 3 Lexington
!!!"
Capisco, però una critica seria dovrebbe chiedersi: "In alternativa al piano
Z, cosa avrebbe POTUTO fare Hitler in quelle circostanze"? Tu, se non erro,
rispondi: "costruire portaerei", io "costruire sommergbibili". Se ci
chiudono nella prigione di Spandau non ci parleremo per tutto il tempo
(secondo Speer Doenitz eostentava totale disprezzo per Reader e, in cinque
anni si comportò come se non esistesse).

Michelazzo
Marco S.
2003-09-16 22:59:35 UTC
Permalink
Post by vopser
Post by Marco S.
Allo scopo di evitare a Giuseppe di imbarcarsi in lunghi ed impegnativi
reply, rischiando di sentirsi dar ragione dal sottoscritto (cosa
sicuramente
Post by Marco S.
indisponente) vorrei chiarire il senso di tutte le affermazioni fatte nel
A me sembra che questi thread siano condotti in modo abbastanza dialettico,
cioà con tesi, antitesi, nuove tesi più articolate (e non semplici
riaffermazioni di quanto già detto).
Su questo sono daccordo.
Con il mio intervento volevo solo evitare il rischio di incamminare la
discussione su un binario morto, per effetto di eventuali malintesi.
Post by vopser
Post by Marco S.
Quando io dico: Revel tifava per il naviglio sottile, non dico che
stramaledicesse tutte le navi da battaglia che vedeva.
Capisco. Non conoscevo l'attività di Thaon come comandante del Dipartimento
marittimo di Venezia (quello "caldo"), quindi non avevo attribuito a lui le
originalità della nostra guerra in Adriatico. Mas e assalto ai porti
costituiscono un "unicum" nella prima guerra mondiale, che lo scarso
prestigio internazionale dell'Italia ha impedito che fosse valutato dal
resto del mondo con l'importanza che meritava.
Sono daccordo.
La concezione di Thaon di Revel di "guerra in porto" fu molto innovativa e
l'Italia ne era all'avanguardia, sia pure con riferimento allo scenario
Adriatico.
Post by vopser
Su un libro francese si
diceva che i Mas erano stati comprati dal Canada (è vero, ma erano gli
scarsamente efficaci motoscafi antisommergibili usati per il
pattugliamento
Post by vopser
delle rotte costiere, mentre quelli "gloriosi" sono le Motobarche Armate
Svan, non certo progettate per la caccia ai smg. Purtroppo abbiamo usato la
stessa siglia per entrambe le imbarcazioni. Su un libro inglese addiritura
si diceva (a proposito dell'affondamento delle Queen Elizabeth) : gli
italiani avevano già affondato una corazzata nemica in porto "durante una
guerra locale" (le virgolette sono mie)!!! La nostrap artecipazione alla I
GM era liquidata come guerra locale!
Francesi ed inglesi non ci sminuiscono e non ci denigrano mai per caso.
La fanno per espressa volonta'.
Negherebbero anche la luce del sole.
Post by vopser
Post by Marco S.
2) Riguardo alle mie considerazioni sulla II GM si tratta, per
definizione,
Post by Marco S.
di affermazioni che prescindono dalla storia e dalle possibilita' che essa
garantiva alla Gran Bretagna ed alla Germania.
Non sto dicendo: "Quanto e' stato fesso Hitler a non costruire 3 Lexington
!!!"
Capisco, però una critica seria dovrebbe chiedersi: "In alternativa al piano
Z, cosa avrebbe POTUTO fare Hitler in quelle circostanze"? Tu, se non erro,
rispondi: "costruire portaerei", io "costruire sommergbibili". Se ci
chiudono nella prigione di Spandau non ci parleremo per tutto il tempo
(secondo Speer Doenitz eostentava totale disprezzo per Reader e, in cinque
anni si comportò come se non esistesse).
Daccordo, comunque non bisogna prescindere dai vincoli oggettivi, come
quelli dei trattati che inizialmente rallentarono lo sviluppo della marina
tedesca.
Chiaramente io avrei spinto nel Piano Z a favore delle portaerei, ma nella
scelta del tipo (un "Ark Royal", piuttosto che un "Lexington" o un
"Indipendence" usando qualche scafo di nave da battaglia incompleto, oppure
un "Yorktown") bisogna prima valutare le condizioni politiche che si
assumono.
Se invece si parla in astratto di "Capital ship" contro "Naviglio sottile",
ci si concentra sul confronto tra le tipologie, facendo astrazione del
resto.

Ciao : )

Marco

Marco S.
2003-09-12 20:10:07 UTC
Permalink
Secondo me, il dominio della "scuola delle corazzate" nella Regia Marina
durante la I GM, si riferisce al primo periodo, cioe' il comando
dell'amm.Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi.
Non mi riferivo tanto al comando, quanto alla preparazione alla guerra. Il
Duca degli Abbruzzi ha fatto la guerra con le navi che Saint Bon,
Mirabello
e Bettolo avevano fatto costruire.
OK.
Ero rimasto in tema di I GM, ma ovviamente la n.b. non le aveva costruite il
Duca degli Abruzzi.
Quello che comunque volevo sottolineare e' che egli era il tipico prodotto
di quella scuola.
A questo punto emerge l'amm.Thaon di Revel, grande fautore di MAS,
"Grilli",
bombardieri Caproni e "Mignatte", che nel 1917 assunse il comando delle
forze navali, coronando cosi' i prestigiosi risultati gia' raggiunti.
Non mi riferivo al Thaon de Revel comandante operativo, ma alla sua
attività
da ministro. Qui però, onestamente, dovrei rivedere un po' di vecchi
libri.
Non vorrei prendere una cantonata.
Mi sembra che la gestione di Revel si caratterizzi per un grande impulso
alla componente subacqua, sia mediterranea che oceanica.
La ricetta di Revel per battere i francesi era anche e soprattutto l'arma
subacqua, in grado di minacciare i suoi porti e, dall'Atlantico, di
distogliere naviglio dal Mediterraneo.
Con meno energia, abbiamo anche il sostegno all'aviazione navale.
Direi quindi che nel periodo 1917-1933 (anno dell'avvento di Cavagnari
ai
vertici della Marina) non sia esatto parlare di predominio della "scuola
delle corazzate" all'interno della nostra marina.
Solo le difficoltà finanziarie impedirono la costruzione delle corazzate,
non la dottrina, e il fatto che facevamo una mera politica di imitazione
della Francia. La Francia costruisce 2 diecimila veloci? E noi costruiamo
i
due Trieste. La Francia passa ai 10.000 più protetti (e ne costruisce 4) e
noi costruiamo i 4 Zara. La Francia prosegue con un altro 10.000
(l'Algerie)
e noi costruiamo il Bolzano (cappellata! il Bolzano è una ripetizione dei
Trieste, troppo poco protetti, l'Algerie invece era il perfetto
incrociatore
da 10.000, veloce e ben protetto nello stesso tempo). La Francia NON
costruisce corazzate? Noi NON le costruiamo. La scuola delle corazzate era
solo sopita, aspettava l'occasione per rialzare la testa e l'occasione
gliela diede l'impostazione delle Dunquerque.
Daccordo.
Direi che la politica navale di un paese dipenda da tanti fattori.
E chiaro che nulla avrebbe impedito all'Italia di perseguire la parita'
oppure la superiorita' navale per altre vie, formulando una autonoma
strategia navale.
Invece si preferi' perseguire la parita' formale come obiettivo politico,
per non vedersi ridimensionati nella successiva conferenza sul disarmo.
Alla guerra vera, sembrava ci pensassero in pochi.
La successiva competizione navale con la Francia (finalizzata anche a
affermare il "rango" internazionale dell'Italia) ed il delinearsi del
conflitto con la Gran Bretagna, rilanciarono la suddetta "scuola" nel
senso
che tu dici, portando ai vertici delle forse navali il grande Mingo
Cavagnari, un uomo che sapeva dissimulare molto bene la sua
inadeguatezza
ai
tempi.
Sfondi una porta aperta. Piuttosto mi domando come mai il sistema italiano
di selezione della classe dirigente premia i Badoglio e i Cavagnari e non
i
Bernotti e i Caviglia.
Forse perche' in Italia tutti "tengono famiglia", le gherminelle fanno
premio sul duro lavoro, ed alla fine si preferisce l'idiota, purche' sia "il
nostro idiota" (in USA, la pensano cosi', pero' per quel che riguarda i
"bastardi" o i "S.O.B.", cosa che ha un effetto un po' diverso : )
Non sottovaluterei il ruolo delle capital ships nella difesa del
traffico
e
nell'insidiare il traffico.
Lo ha scritto anche Clausewitz: non esiste l'organizzazione bellica
assoluta, esiste solo quella relativa all'avversario del momento. Se la
Germania intendeva attaccare il traffico con grosse navi di superficie,
giocoforza l'Inghilterra doveva opporle forze di superficie. Se, per
esempio, la Germania non avesse costruito le Bismark, ma un ugual
tonnellagio di sommergibili l'Inghilterra avrebbe loro opposto un nugolo
di
corvette e fregate.
Daccordo.
Ma per trarre una conclusione generale, bisogna pensare al caso piu'
generale, che in mare si conviene essere la guerra oceanica condotta tra
marine realizzate senza gravi limitazioni pregiudiziali nella scelta dei
mezzi (Es.le marine francese, britannica ed olandese durante il periodo
velico o quella USA e giapponese nella II GM).
E' chiaro che passando da questo scenario a quelli piu' rimaneggiati, fino
alla "Brown Water Navy" del delta del Mekong, bisogna corrispondentemente
adeguare i mezzi.
In realta', quello che mancava ai tedeschi nella IIGM, per vincere al
guerra
al traffico, era una forte aviazione navale basata a terra in supporto
ai
sommergibili e qualche buona portaerei in supporto delle navi da
battaglia
di superficie.
Difficile far operare forze aeree di base a terra in Atlantico.
Se la Germania avesse avuto una forte aviazione navale basata a terra,
perche' no ?
Immagina te un'unita' aerea navale tedesca del tipo dei "Kanoya" e dei
"Genzan" Kokutai della marina imperiale giapponese, basata a
Bordeux-Merignac (kokutai che da Saigon e Tu Duam, in Indocina, avevano
attaccato ed affondato il "Repulse" ed il "Prince of Wales" con una singola
sortita di 50 aerosiluranti e 35 bombardieri G3M e G4M, aventi un raggio
d'azione operativo non lontano dalle 2000 miglia).
Ma immagina anche solo unita' aeree navali tedesche, aventi un numero
maggiore di FW200, appartenenti alla Krigsmarine ed alle dirette dipendenze
di Doenitz.
Del resto l'esperienza alleata ha dimostrato il ruolo decisivo
dell'aviazione navale basata a terra, proprio in Atlantico.
Le portaerei
facevano pur sempre parte delle forze di superficie e ad esse la G.B.
avrebbe opposto flotte di superficie. In caso estremo avrebbe abbandonato
il
Mediterraneo, che di fatto non potè utilizzare per il traffico mercantile
fino a tutto il '43.
Sono daccordo.
E aggiungo che gli effetti strategici di queste scelte sarebbero stati
pesanti, a riprova che le acque vengono veramente smosse solo dalle "capital
ships", in tutti i sensi.
Alla fine, diciamo la verita', Mahan ha un po' ragione.
La capital ship è pur sempre l'asso pigliatutto della guerra sul mare
E come mai allora non ha pigliato un bel niente?
Tieni conto che il pulviscolo navale di corvette, di caccia ed anche di CVE
si muoveva sotto la protezione indiretta della Home Fleet.
Se le panzerschiff tedesche fossero state libere di operare (meglio ancora
sotto l'ombrello di un paio di portaerei, perche' non si sa mai), il
pulviscolo navale sarebbe stato disperso ed i convogli annientati.
Persino le CVE, che pure arieggiavano le piu' forti portaerei di squadra, si
sarebbero trovate nei guai (vedi il caso delle CVE americane, in balia di
un gruppo di n.b.giapponesi (pure senza scorta di n.p.a), a Samar durante la
battaglia di Leyte).
Il problema era capire che, gia' nel 1941, la capital ship non era piu'
la
nave da battaglia, bensi' la portaerei.
Che e' diverso da dire "Abbasso le corazzate, viva la Jeune Ecole ed il
suo
pulviscolo navale !".
La jeune ecole alla fine ha avuto ragione: la guerra l'ha fatta il
pulviscolo navale (sommergibili e navi scorta e piccole portaerei).
Perchè i mercantili sono tanti, e le corazzate (e anche le grandi
portaerei), poche. E le grandi flotte non possono stare in mare
permanentemente. Ad un certo punto devono tornare nei porti per
rifornimento
e manutenzione.
Beh, se la capital ships non possono stare in mare permanentemente,
immaginati te il pulviscolo navale quanto puo' starci !
Beh, e' chiaro che il numero delle navi maggiori deve essere sufficiente.
E' un affermazione discutibile, pero', dire che esse sono troppo grosse e
quindi saranno sempre in numero insufficiente.
E poi, come spero di aver spiegato sopra, le navi da guerra non ci si deve
solo limitare a "contarle", ma si deve anche "pesarle"
L'esistenza stessa delle capital ships ha sempre un peso, che a volte
prescinde dalla loro effettiva presenza in loco, proprio perche' sono le
unita' piu' veloci, piu' potenti e, se ben impiegate, anche piu' flessibili.
La presenza dei "35000" italiani, anche se impiegati in maniera schifosa, ha
cambiato tutta la strategia navale britannica nel Mediterraneo.
La presenza delle flotte da battaglia britannica e delle pur poche navi da
battaglia tedesche ha influenzato costantemente dal guerra nell'Atlantico.
A tal proposito invito ancora alla meditazione delle vicende del convoglio
PQ17, disperso prematuramente perche' prematuramente abbandonato dalle navi
maggiori di scorta nel timore dell'intervento della Tirpitz.
Solo questa decisione ha preparato il terreno ad una delle piu' intense
battaglie tra "naviglio sottile" (sommergibili, caccia ed aerei basati a
terra) della guerra.
E se sei in grado di sospendere il traffico per qualche
giorno (v. operazione Gaudo-Matapan) la crociera della grande flotta va a
colpire il vuoto.
Se sei anche in grado di saperlo prima pero' : )
E se gli italiani avessero saputo che gli inglesi lo sapevano gia' da prima,
non avrebbero fatto la crociera.
Qui non c'entrano le navi, ma c'entra la superiore intelligence britannica,
che nella fattispecie va sotto il nome di ULTRA.
E chiaro pero' che un "Veneto" che irrompe in mezzo un convoglio indifeso
vale ben piu' di decine di sommergibili !
Anche la Bismark: quali convogli avrebbe potuto colpire,
se tutti erano stati dirottati?.
Immagino che per la Gran Bretagna fosse indifferente "dirottare" un
convoglio dalla sua normale rotta.
Se la Bismarck, assistita da una o due portaerei di squadra (o meglio
viceversa) fosse stata in grado di operare per numerose settimane in mare in
Atlantico, credo che avrebbe comunque raggiunto un risultato.
Perche' dirottare i convogli per un mese od un mese e mezzo non e' poco.
Si rischia la fame.
Forse allora e' meglio rischiarli, anche se in mare non c'e' solo una nave
da battaglia, ma una portaerei, capace di lanciare un piano di ricerca per
oltre 300 miglia attorno a se e, una volta individuatoti, di scatenarti
addosso 80 aerei tra bombardieri in picchiata e siluranti.
Nel frattempo, durante la notte, i "Lupi Grigi" avrebbero potuto rendersi
utili, finendo le poche navi rimaste a galla.

Nelle mie allucinazioni strategiche, favoleggio di 2-3 portaerei veloci
tedesche, analoghe alle "Lexington" od alle "Yorktown" (anche per quel che
riguarda i velivoli), a caccia libera di convogli britannici nell'Atlantico
( ed anche di navi da battaglia britanniche !), con qualche "panzerschiff"
antiaerea a fare da dama di compagnia: altro che "Lupi Grigi" di Doenitz !
Ovviamente, appena il raziocinio riprende il sopravvento, mi dico "Ma Marco,
secondo te gli inglesi sarebbero stati cosi' fessi da lasciar costruire ai
tedeschi 3 "Lexington" con relativi velivoli, senza reagire mettendo sugli
scali unita' analoghe ?"

Allora ne concludo che se i tedeschi e gli inglesi avessero puntato sin
dall'inizio degli anni '30 sulle giuste capital ships, anziche' costruire
"Bismarck" o "King George V" e via delirando, la guerra nell'Atlantico
avrebbe avuto una andamento molto piu' simile a quella del Pacifico.
Nei primi mesi di guerra il ruolo decisivo delle capital ships per il
controllo del mare, in una o piu' decisive battaglie tra portaerei, sarebbe
stato evidente e non saremmo qui a discuterne di sicuro.
Invece il fatto che le potenze europee, per motivi diversi, avessero
investito troppo su un tipo di capital ship ormai obsolescente (la nave da
battaglia), senza avere tempo e risorse per rimediare (con adeguate
portaerei veloci e velivoli), dilui' e rese meno evidente il vitale e
decisivo ruolo che la navi maggiori comunque esercitarono sul corso della
guerra sul mare anche in quel teatro.
Comunque è bello discutere di queste cose.
Pienamente daccordo.

Ciao

Marco
Giuseppe De Micheli
2003-09-14 21:47:07 UTC
Permalink
Post by Marco S.
OK.
Ero rimasto in tema di I GM, ma ovviamente la n.b. non le aveva costruite il
Duca degli Abruzzi.
Quello che comunque volevo sottolineare e' che egli era il tipico prodotto
di quella scuola.
A questo punto emerge l'amm.Thaon di Revel, grande fautore di MAS,
"Grilli",
bombardieri Caproni e "Mignatte", che nel 1917 assunse il comando delle
forze navali, coronando cosi' i prestigiosi risultati gia' raggiunti.
Rispondo a rate al msg di Marco S." per non annichilire con la lunghezza
(compreso l'indispensabile quoting esteso).
In questo msg. mi limito alla I GM.

Non conosco molto della guerra 14-18 in Adriatico, per cui non riesco a
vedere grosse differenze fra la gestione Duca degli Abbruzzi e quella Thaon
de. Sotto entrambe mi pare che le corazzate italiane siano rimaste a
Taranto (quindi fuori dall'Adriatico) e quelle austriache a Pola. Al Duca si
attribuiscono forse "colpe" per le operazione offensive abortite?, quali
l'occupazione di Pelagosa (sgombrata dopo un paio di mesi) o lo stanziamento
in alto Adriatico degli incrociatori corazzati, culminata con la perdita
dell'Amalfi?

E lo sviluppo degli aerei e delle unità insidiose e d'assalto, è stato
proprio ostacolato dal Duca? Non è che siano state sviluppate sotto Thaon
semplicemente perché era nella normale logica delle cose, vista l'inattività
austriaca?.

Michelazzo
Aerei Italiani
2003-09-15 12:52:47 UTC
Permalink
Post by Giuseppe De Micheli
Rispondo a rate al msg di Marco S." per non annichilire con la lunghezza
(compreso l'indispensabile quoting esteso).
In questo msg. mi limito alla I GM.
Non conosco molto della guerra 14-18 in Adriatico, per cui non riesco a
vedere grosse differenze fra la gestione Duca degli Abbruzzi e quella Thaon
de. Sotto entrambe mi pare che le corazzate italiane siano rimaste a
Taranto (quindi fuori dall'Adriatico) e quelle austriache a Pola. Al Duca si
attribuiscono forse "colpe" per le operazione offensive abortite?, quali
l'occupazione di Pelagosa (sgombrata dopo un paio di mesi) o lo stanziamento
in alto Adriatico degli incrociatori corazzati, culminata con la perdita
dell'Amalfi?
Mi intrometto nel discorso:
Forse il Duca pago' la perdita del Leonardo Da Vonci e della Regina
Margherita.
Piu' che altro penso che Revel seppe (al pari di Diaz) ben giostrare le
pubbliche relazioni verso il basso e verso l'alto.
Seppe sempre osare molto in realta' mettendo sul conto delle perdite
risicabili ( MAS - Caproni), e traedo forza da personaggi quali il
D'Annunzio o il Sauro.
Post by Giuseppe De Micheli
E lo sviluppo degli aerei e delle unità insidiose e d'assalto, è stato
proprio ostacolato dal Duca? Non è che siano state sviluppate sotto Thaon
semplicemente perché era nella normale logica delle cose, vista l'inattività
austriaca?.
A mio parere quale comandnate della piazza di Venezia Revel poteva essere
l'unico preparatore e poi utilizzatore dei mezzi d'assalto e degli
aeroplani, tenendo sempre ben presente le opinioni della "truppa".
Post by Giuseppe De Micheli
Michelazzo
Ciao
Diego
Marco S.
2003-09-15 21:05:40 UTC
Permalink
Post by Giuseppe De Micheli
Rispondo a rate al msg di Marco S." per non annichilire con la lunghezza
(compreso l'indispensabile quoting esteso).
In questo msg. mi limito alla I GM.
Non conosco molto della guerra 14-18 in Adriatico, per cui non riesco a
vedere grosse differenze fra la gestione Duca degli Abbruzzi e quella Thaon
de.
Beh, un giudizio cosi' sicuro implica di ritenere una certa conoscenza.
Non fare il modesto : )
Post by Giuseppe De Micheli
Sotto entrambe mi pare che le corazzate italiane siano >rimaste a
Taranto (quindi fuori dall'Adriatico) e quelle austriache a Pola.
Questo e' l'effetto della strategia, che puo' avere pero' origini diverse.
All'inizio della guerra (con l'amm. di Revel Capo di SM, in dissidio pero'
con il Duca degli Abruzzi, perche' il primo era sfavorevole all'impiego
delle navi maggiori in operazioni di bombardamento nell'Adriatico) abbiamo
una serie di operazioni di bombardamento controcosta che vedono la perdita
di due incrociatori corazzati gia' nel mese di luglio (sommergibili).
Post by Giuseppe De Micheli
Al Duca si
attribuiscono forse "colpe" per le operazione offensive abortite?, quali
l'occupazione di Pelagosa (sgombrata dopo un paio di mesi) o lo stanziamento
in alto Adriatico degli incrociatori corazzati, culminata con la perdita
dell'Amalfi?
Non parliamo di "stanziamento".
Parliamo della scelta del momento e delle condizioni di impiego.
Era lui ed il suo entourage che promuovevano questi errati criteri
d'impiego.
Se hai notizie diverse, ben vengano.
In quanto alla questione "Lagosta no-Pelagosa si'" puo' essere considerata
un indice della prudenza di Revel rispetto all'aggressivita' del Duca.
Se per Pelagosa sono state perse due navi maggiori, non credo che un
operazione a Lagosta sarebbe andata piu' liscia.
Ed il Duca, ancora nel 1916, sarebbe stao li' a pensare se occupare Lagosta
o Sabbioncello.....
Post by Giuseppe De Micheli
E lo sviluppo degli aerei e delle unità insidiose e d'assalto, è stato
proprio ostacolato dal Duca?
Questo non l'ho detto.
Comunque non basta "non ostacolare" le idee, per averne il merito.
Lui aveva altre idee.
Non ho detto che non prevedesse l'impiego del naviglio sottile.
Ma lo vedeva solo come ancillare alla flotta e quindi destinato solo a
contrastare il naviglio sottile nemico, secondo lo schema
"torpediniera-caccia torpediniere".
Nell'Adriatico invece si poteva concepire qualcosa di piu', sul tipo del
concetto di "guerra in porto" elaborato da Revel.
Post by Giuseppe De Micheli
Non è che siano state sviluppate sotto Thaon
semplicemente perché era nella normale logica delle cose, vista l'inattività
austriaca?.
Mi sembra che veda un po' in chiave limitativa il ruolo di Revel a Venezia.
Certo aveva la responsabilita' del teatro piu' "brown water" dell'Adriatico
(anni dopo, l'ammiraglio volle infatti farsi seppelire con la sua divisa da
campagna grigioverde con tanto di fasce mollettiere), ma mi sembra che tutti
concordino che la sua energia ha permesso di dare corpo a mezzi che magari
per altri sarebbero rimasti nel mondo dei sogni.
Per l'amor di Dio, nessuno gli ha fatto la guerra, ma e' stata sua
l'iniziativa di puntare tutte le carte su un certo tipo di operazioni.

Per concludere, le fonti.

1) Rastelli, Bagnasco "Navi e marinai d'Italia nella Grande Guerra"
Albertelli, 1997, pag.29 ssgg
"Dapprima prevalse sul piano operativo, la decisione di far agire le grandi
unita' in Adriatico, sia ridislocandole, sia impiegandole in missioni
offensive, ma i risultati negativi arrivarono quasi subito: il 6 luglio 1915
il sommergibile tedesco UB14 affondo' l'incrociatore corazzato "Amalfi" e il
18 luglio successivo il sommegibile austriaco U4 siluro' l'incorciatore
corazzato "Garibaldi" in azione di bombardamento lungo le coste del
Montenegro [...] Dopo questi avvenimenti cessarono le operazioni della
squadra navale in Adriatico: le grandi navi rimasero a Taranto ed a Brindisi
in attesa di una ipotetica battaglia navale.[...] Alle fine del 1915
nell'Alto Comando e negli ambienti vicini alla Corte, cominciarono a
circolare critiche sul modo di condurre le operazioni navali. Inoltre erano
gia' affondate tre grandi unita', senza che il nemico subisse perdite. Le
critiche poi arrivarono sulla testa del CSM [Revel], che oltre tutto era
stato contrario alla tattica che aveva provocato quelle perdite. Thaon di
Revel preferi' quindi ritirarsi dall'incarico l'11 ottobre 1915, lasciando
campo libero all'amm.Luigi di Savoia duca degli Abruzzi e ando' a dirigere
il Dipartimento marittimo di Venezia, dove diede impulso alla costruzione di
pontoni armati per le operazioni in laguna, alla realizzazione dei MAS e,
con notevole preveggenza, all'allestimento di trincee e postazioni sul basso
Piave [si sottolinea poi l'mpulso dato da Revel alla realizzazione dei treni
armati, per la difesa mobile delle coste, mentre in questo paragrafo si
omette di ricordare gli "ultra-reveliani" Grillo e Mignatta, nonche'
l'impulso dato, gia' tronato CSM, ai bombardieri]

2) Giorgerini "Da Matapan al Golfe Persico" Mondadori 1989-2003, pag.71 e
ssgg
"La dottrina di Revel si basava sul fondato principio che l'importanza delle
navi da battaglia stava progressivamente riducendosi davanti al rapido
sviluppo dei nuovi mezzi insidiosi (siluranti, sommergibile, mine,
aeroplani) e che quindi le operazioni navali del futuro avrebbero teso
sempre meno all'occasione della grande battaglia navale moltiplicando invece
le operazioni minori [...] L'impiego delle navi da battaglia poteva anche
esserci, ma come momento conclussivo di una situazione gia' evoluta e
prodotta da quelle sopra accennate [...] Queste idee apparivano soprattutto
adatte alle condizioni in cui avrebbe dovuto operare la Marina Italiana
[...] La dottrina di Revel trovo' molto fautori ed altrettanti detrattori,
L'aumento delle grandi navi e la ricerca della grande battaglia, che sempre
piu' sarebbe divenatata un evento fine a se stesso, aveva ancora molti
sostenitori, non solo tra gli ammiragli piu' anziani, ma anche in uomino
come Luigi di Savoia, Umberto Cagni, Enrico Millo e che avevano rilevanti
responsabilita' di comando [N.B. il CSM non aveva il comando della Forze
Navali ma solo compiti di pianficazione e preparazione]. [...Nel 1915] lo
Stato Maggiore della Marina presento' al Comando in capo dell'Armata [cioe'
delle Forze Navali] lo studio sul piano di guerra in Adriatico, che seguiva
i concetti di Revel: "...i nostri sforzi dovranno tendere alla distruzione
del nemico, ma sel la nave di linea e' il piu' desiderato mezzo, converra'
tuttavia mettere preventivamente in atto ogni sforzo e mezzo secondario per
ferire l'avversario nelle sue unita' maggiori ed impedire che lo siano le
nostre....giammai trascinare e mettere repentaglio le navi da battaglia
delle mine e dei siluri....." [...] Il Comando d'armata sostenne la tesi
contraria dell'azione offensiva della flotta sotto le coste austriache e
della sfida alle forze navali avversarie....[...] Ancora pochi giorni prima
dell'entrata in guerra, Revel puntualizzo' a Luigi di Savoia la necessita'
di "non esporsi alle insidie dei sommergibili avversari....." [...] pag.75
[...] La condotta delle operazioni navali fu per la Marina italiana una
forte disillusione: niente confronti, niente battaglia, niente rivincita [di
Lissa]. Il peggio fu il dissidio tra i concetti operativi dello Stato
Maggiore e quelli del Comando in Capo dell'Armata [...] l'11 dicembre 1916
fu la corazzata Regina Margherita a saltare in aria [sic !] su una mina
all'uscita del porto di Valona. Fu dopo quest'ultimo avvenimento che il
contrasto di idee sui comportamenti operativi trovo' una soluzione deastica:
LUigi di Savoia fu rimosso dal comando in capo della flotta e gli amiragli
Cagni e Millo furono allontanati dalla zona di guerra [...] Thaon di Revel,
che aveva abbandonato da qualche mese l'incarico di CSM per i noti dissidi
con il Duca degli Abruzzi e gli altri ammiragli, lascio' il comando del
Dipartimento di Venezia e delle Forze Navali dell'Alto Adriatico, per
riunire in se le funzioni di Ministro della Marina, CSM e Comandante delle
forze navali mobilitate [...] Con Revel al vertice di comando la guerra
della Marina prese un'altra piega [...] Venne impresso grande dinamismo
operativo ai reparti di naviglio sottile e silurante e all'aviazione navale
che si dimostro' attiva contro le basi ed il naviglio nemico [ai MAS ed ai
mezzi d'assalto].

3) Halpern "A Naval History of World War I" UCL Press 1995, pag.141 ssgg
"Revel was throughly realistic, and quite conscious of the changes in naval
technology that made it suicidal to try to carry the traditional close
blockade [...ai fini della strategia a favore della navi da battaglia, di
fronte ad una flotta austriaca che fa strategia di "fleet in being"...].


Ciao : )

Marco
Giuseppe De Micheli
2003-09-16 14:20:00 UTC
Permalink
Post by Marco S.
Post by Giuseppe De Micheli
Rispondo a rate al msg di Marco S." per non annichilire con la lunghezza
(compreso l'indispensabile quoting esteso).
In questo msg. mi limito alla I GM.
Non conosco molto della guerra 14-18 in Adriatico, per cui non riesco a
vedere grosse differenze fra la gestione Duca degli Abbruzzi e quella
Thaon
Post by Giuseppe De Micheli
de.
Beh, un giudizio cosi' sicuro implica di ritenere una certa conoscenza.
Non fare il modesto : )
In genere tendo a distinguere fra la pura e semplice conoscenza di fatti e
la conoscenza critica degli stessi. Il fatto di affermare di "non conoscere"
la guerra in Adriatico, per me significa che non ne ho la conoscenza
"critica". La quale implica non tanto giudizi di valore, ma la
contestualizzazione degli eventi in ambiti più vasti. Mi riferisco al
capitolo dedicato alla critica nel Der Krieg di Clausewitz.
Per es.: l'episodio del Regina Margherita può assumere differenti
significati se collocato nel quadro di bombardamenti costieri o in quello
della difesa del recupero dell'esercito serbo.

Dobbiamo constatare che negli anni 1910-1915 la Marina italiana era animata
da notevole spirito offensivo. Nella guerra italo.turca svolse operazioni
d'attacco al naviglio turco lungo le coste ioniche (attacco a Prevesa), in
mar Rosso, occupò il Dodecanneso e addirittura fece un incursione nei
Dardanelli, operazioni inefficaci militarmente (la Turchia se ne fece un
baffo e rifiutò ostinatamente di riconoscere la nostra sovranità sulla
Libia) e politicamente pericolose (vespaio nelle relazioni internazionali
rischio di far esplodere la crisi balcanica, cosa che puntualmente avvenne
poco dopo). A proposito di Dardanelli, alla "cordata" Duca degli Abbruzzi,
Cagni, Millo non bisogna forse aggiungere anche un irascibile tenente di
vascello di cognome Cavagnari, che era imbarcato proprio su una delle
siluranti di Millo? Non so però cosa abbia fato il "terribile Mingo" durante
la I GM. Ne sai qualcosa?

Sempre negli anni precedenti la IGM la dottrina marittima italiana era
terrorizzata dai bombardamenti costieri, ovviamente francesi, sulle popolose
coste tirreniche. Ci sentivamo impotenti di fronte alla vulnerabilità dei
nostri 8.000 km di coste. Lo stesso Bernotti partecipò alle discussioni,
schierandosi dalla parte dei sostenitori del nucleo da battaglia, contro i
sostenitori delle difese costiere fisse (fortezze di terra armate con grossi
calibri). Per la verità il B. mi sembra però più incline agli incrociatori
da battaglia che alle "dreadnought". Anche la dottrina francese esaltava
l'efficacia dei bombardamenti costieri, sopratutto contro una nazione, come
l'Italia, dal morale fragile e poco consolidato da una unità troppo recente
(il Piave, fortunatamente, li smentì): Ma come sopravvalutavamo i
bombardamenti "ricevuti" così sopravvalutavamo quelli
"dati". Da qui la strategia iniziale del trio Duca-Cagni-Millo. Bombardare
l'Austria dovunque possibile.

Prendo atto che il Thaon ebbe la vista più lunga di loro, e anche dei
francesi, se è vero che adottò il sistema dei convogli nella primavera del
1918, mentre i francesi rimasero fedeli al catastrofico sistema delle rotte
costiere pattugliate.

A questo proposito fornisco un ricordo personale. Mio padre, pur essendo
emigrato in Argentina, rispose alla chiamata alle armi della patria e,
nel1918 si imbarcò a Buenos Aires per Genova, giungendo in
Italia subito dopo Caporetto, in tempo per partecipare alla battaglia
del solstizio e a quella di V. Veneto, sempre nell'armata del gen. Caviglia,
in una stazione di fonotelemetria (rilevazione della posizione delle
artigliere nemiche, dai tempi di arrivo del rombo delle cannonate in
partenza; non era un lavoro da retrovia, perché molte stazioni erano
piazzate in prima linea).
La patria gli aveva pagato un biglietto di 3a classe, ma, corrompendo il
commissario di bordo, riuscì ad ottenere una cabina di Ia Classe. Per
prenderne
possesso dovette sgomberarla dai sacchi di caffè che vi erano ammassati,
perché le navi imbarcavano tutto quello che potevano (anche nelle cabine
vuote) e cercavano di essere sempre piene di merci per rallentare l'entrata
dell'acqua in caso di siluramento e aumentare le possibilità di scampo, sia
della nave che dell'equipaggio. Il caffè fu imbarcato a Santos, a Montevideo
aveva imbarcato pelli di cavallo.
I passeggeri non potevano uscire sul ponte, di notte, per timore che
qualcuno fumasse e facilitasse quindi l'avvistamento da parte dei smg. Gli
oblò erano sigillati e oscurati. Immaginatevi il caldo nei locali interni,
durante la notte. Tutti i giorni esercitazioni di riunione sul ponte e
abbandono nave.
Di giorno la nave rasentava le coste e di notte se ne allontanava navigando
a zig-zag. Gli armamenti di due piccoli cannoncini a prua e a poppa erano
sempre accanto ai pezzi.
Il comandante (purtroppo non ne ricorda il nome) era stato secondo sul
piroscafo Re Umberto, silurato e affondato in Adriatico (Albania); salvato
per miracolo aveva giurato che nessun suo passeggero sarebbe morto su
piroscafi da lui comandati.
Stavano arrivando a Dakar all'imbrunire e, secondo le procedure i
rimorchiatori si accingevano a sbarrare il porto, per la notte, con catene e
reti antisom, senza riguardo per le navi in arivo: a una determinata ora chi
è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Davanti al Principe di Udine
arrancava una carretta inglese che la rallentava. Rischiando la collisioone
il comandante forzò le macchine riuscendo a sorpassare la carretta e a
passare proprio davanti alla prua del rimorchiatore prima che chiusesse il
porto. L'inglese rimase fuori.
A Gibilterra presero la rotta costiera presidiata dai francesi.
Costeggiando la Spagna videro in mare corpi con regolare cintura di
salvataggio, morit.
All'imbocco del Golfo del leone il Principe di Udine
incrociò una flottiglia di pattugliatori diretta in senso inverso. Invece di
mantenere la rotta costiera puntò verso l'alto mare, perché, così spiegò il
comandante ai suoi passeggeri dopo l'approdo a Genova, i sommergibili
abbandonano le rotte costiere quando vedono le pattuglie, e vi ritornano
appena queste sono passate. Era molto probabile che, dietro la pattuglia le
acque si stessero ripopolando di sommergibili, lasciando libero l'alto mare.
Le statistiche danno ragione al comandante: finché non si organizzò la
navigazione in convogli, sulle rotte costiere pattugliate si ebbero perdite
paurose.
Mio padre ricordava ancora più angosciante l'incubo dei sommergibili durante
la traversata, che i periodi di permanenza in prima linea sul Montello, e la
vista di un piroscafo inglese, appena fuori Genova, che arrancava verso il
porto con la prua asportata da un siluro, con un rimorchiatore pronto per
ogni evenienza e alcuni Mas che lo scortavano e ordinarono al Principe di
Udine di affrettarsi a entrare in porto.

Ma i un suo ricordo, spesso ripetuto, mi permetto di dubitare. Diceva che,
a detta dei marinai, i sommergibili si mascheravano da innocui velieri e
navi commerciali per poter avvicinare le prede senza sospetto. Ma credo che
qui facesse confusione. erano gli incrociatori corsari che adottavano i
mascheramenti, non credo proprio i sommergibili. Ma su questo fu
irremovibile, era convinto che i sommergibili si mascherassero.


Grazie mille per le tue precisazioni sulla guerra in Adriatico e sulle
diverse prospettive strategiche da cui poteva essere vista.

Appena possibile proseguirò con le politiche post IGM (Seghi, Thaon,
Siriani) e sulla conferenza del disarmo navale di Washington, 1922 se non
erro).

Michelazzo
Giuseppe De Micheli
2003-09-16 22:33:11 UTC
Permalink
Quindi si puo' dire che la guerra Italo-Turca e' stata un po' la "cattiva
maestra" per la Regia Marina della I GM, un po' come la guerra di Spagna
lo
e' stata per la Regia Aeronautica della II GM ?
considerazione molto interessante. Penso proprio che in un certo senso lo
sia stata.
In un crescendo sconcertante (almeno rispetto al Cavagnari anni '30 che
conosciamo ed "amiamo") di attivita' "Brown Water" e "Jeune Ecole", a
partire dal 22 gennaio 1917, il grande uomo di mare genovese diventa
addirittura il n.2 di Thaon di Revel, assumendo l'incarico di comandante
in
seconda della Difesa Marittima di Venezia.
In questa veste, si rivelera' migliore del suo precedessore (CF Arturo
Riccardi, altro nome che purtroppo ricorrera' e in quel caso purtroppo
come
successore e non come precedessore), nell'assicurare il sostegno dei
comandi
agli uomini dei MAS, che avranno modo di apprezzarlo per questo.
Nell'aprile 1918 e' di nuovo in mare al comando del cacciatorpediniere
"Orsini".
Con questa unita' scortera' il barchino cingolato "Grillo" nel suo
tentativo
(manco a dirlo fallito) di forzamento del porto di Pola il 14 maggio 1918.
In questa missione, l'"Orsini", che svolgeva funzioni di capoflottiglia di
altri 6 caccia, individuo' e, senza esitazioni, attacco' 4 siluranti
austro-ungariche danneggiandole (bella forza, erano in 7 e subirono pure
dei
bei danni anche loro....mah.)
Va da se che ne consegui' un altra decorazione e va da se che era una
Medaglia D'Argento al Valor Militare, a cui Mingo pareva abbonato.
Al comando di questa unita' egli concluse il conflitto.
Cariera straordinariamente simile a quella di Badoglio: dinamico, operoso,
intelligente anche (v. Sabotino), capace di sistemarsi come aiutante
dell'uomo di punta del momento (Capello), ecc. ecc. poi, arrivati sul
cadreghino ...
Post by Giuseppe De Micheli
Prendo atto che il Thaon ebbe la vista più lunga di loro, e anche dei
francesi, se è vero che adottò il sistema dei convogli nella primavera del
1918, mentre i francesi rimasero fedeli al catastrofico sistema delle
rotte
Post by Giuseppe De Micheli
costiere pattugliate.
Questo aggiunge in efetti valore all'opera di Revel.
Be', sì. Sembra che gli attriti fra inglesi da una parte (fautori del
convogliamento del traffico) e italiani e francesi dall'altra (fautori dello
sbarramento fisso ad Otranto) stessero arrivando al punto di rottura. Il
problema del comando in Mediterraneo era piuttosto grave. All'inizio delle
ostilità gli inglesi lo avevano ceduto ai francesi. Se vai al museo della
guerra di Malta vedrai un bel buco, fra il 1914 e il 1918, nei ritratti dei
comandanti della Med. Fleet. In quegli anni era stata abolita. Anche per
l'attacco ai Dardanelli non fu riesumata, per rispetto dei francesi. Poi
l'Italia pretese il comando in Adriatico e i francesi, piccati, ritirarono
le loro navi (forse gli faceva comodo visto che ci avevano ricavato qualche
incrociatore affondato e una pre-dreadnought danneggiata).
La difesa del traffico divenne un casino. Dovrei studiare un po meglio le
statistiche delle perdite nei vari bacini correlandola all'organizzazione
della difesa, per capirci qualcosa di più.
Post by Giuseppe De Micheli
A questo proposito fornisco un ricordo personale. Mio padre, pur essendo
emigrato in Argentina, rispose alla chiamata alle armi della patria e,
nel1918 si imbarcò a Buenos Aires per Genova, giungendo in
Italia subito dopo Caporetto, in tempo per partecipare alla battaglia
del solstizio e a quella di V. Veneto, sempre nell'armata del gen.
Caviglia,
Post by Giuseppe De Micheli
in una stazione di fonotelemetria (rilevazione della posizione delle
artigliere nemiche, dai tempi di arrivo del rombo delle cannonate in
partenza; non era un lavoro da retrovia, perché molte stazioni erano
piazzate in prima linea).
La patria gli aveva pagato un biglietto di 3a classe, ma, corrompendo il
commissario di bordo, riuscì ad ottenere una cabina di Ia Classe.
Ti ringrazio per l'interessante testimonianza di "prima mano"
Mio papà era un gran raccontatore. Purtroppo talvolta si lasciava prendere
la mano, come nel caso dei sottomarini (li chiamava così) truccati da
velieri. Ma sulle testimonianze "de visu", e non sui "l'ho sentito dire" mi
sembra attendibile.

Michelazzo
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